Il Gruppo Alla Salute previsto per l’odierna mattinata al Centro di Medicina Sociale di Foggia, si è svolto in condizioni inattese e inimmaginabili. Il personale socio-sanitario, arrivando stamane al lavoro, ha trovato chiusi tutti gli accessi, senza alcun preavviso; gli utenti sopraggiunti all’usuale orario di svolgimento dei gruppi di terapia (delusi e amareggiati nello scoprirsi “chiusi fuori”) e il dr Loiacono (che con professionalità si è rifiutato di interrompere il servizio previsto) hanno deciso di proseguire l’attività, per quanto possibile, seduti sotto il sole sui gradini esterni del vecchio accesso del Centro.
Ma per capire quanto successo occorre fare

qualche passo indietro negli ultimi mesi.
Per anni il portoncino di ingresso al CMS, che dà sul cortile interno del palazzo in cui una volta era situato il vecchio Ospedale, è stato raggiungibile da due lati dell’edificio: dal grande portone di via Arpi, che dava accesso alle strutture territoriali del Ser.T., e dal passo carrabile di via Manzoni, ingresso secondario della Facoltà di Lettere dell’Università di Foggia. Quando alcuni mesi fa si è saputo che il Ser.T. sarebbe stato trasferito in una nuova sede e i locali da esso occupati sarebbero tornati nella disponibilità della Facoltà di Lettere, il dr Loiacono si è subito preoccupato di porre all’attenzione dell’Azienda Ospedali Riuniti, personalmente e per iscritto, il problema dell’accesso ai locali del Centro di Medicina Sociale. Si prevede che questi in futuro saranno raggiungibili tramite due entrate autonome, una di nuova realizzazione su via Manzoni, l’altra attraverso una porta secondaria del Ser.T., cha dà accesso all’unica ala dell’edificio ancora di proprietà degli Ospedali Riuniti; tuttavia è impossibile prevedere la durata dei lavori necessari a raggiungere un nuovo adeguato assetto strutturale e organizzativo; intanto in questa fase di transizione si verifica l’assurdità che al personale del CMS l’Università non abbia ancora consegnato alcun mazzo di chiavi per poter accedere al cortile interno e quindi al proprio luogo di lavoro.

Giovedì 24 aprile u.s. alle undici del mattino, senza alcun preavviso al CMS, neanche un fax dell’ultimo minuto, l’Università ha chiuso il portone principale di via Arpi e la porta che collegava l’atrio al cortile interno, in previsione dell’avvio dei lavori di ristrutturazione. Peraltro il dr Loiacono aveva nello stesso atrio una stanza a sua disposizione, cui improvvisamente non ha potuto più accedere. Questo episodio era sembrato già abbastanza grave al personale e agli utenti del CMS, eppure stamattina si è sconfinato nell’assurdo.

Evidentemente l’Università ha deciso, in occasione della festività del 1 maggio, di fare ponte e chiudere fino a lunedì prossimo, ma nessuno ha avvertito di questo il Centro di Medicina Sociale, per cui personale ed utenti che oggi si sono recati, come in ogni giorno feriale, presso la struttura, si sono trovati nell’impossibilità di accedervi. La cosa è particolarmente grave perché si è interrotto un pubblico servizio, erogato tra l’altro a dichiarate situazioni di disagio, in assoluta mancanza di un motivo fondato.
La nostra Agatina, che da Torino si è trasferita alcuni mesi a Foggia con i suoi due figli, entrambi con grave disagio psichico, per seguire il metodo Alla Salute, è risalita in auto riportandoseli a casa per la difficoltà di gestirli al di fuori della struttura. Tra noi c’erano persone giunte appositamente dalla Sicilia, dall’Abruzzo, da Roma, da Manfredonia. L’indignazione è stata tanta e ci ha spinti ad avvertire la stampa locale, più di una persona in trattamento ha dichiarato di sentirsi umiliata da questa non considerazione.
Le infermiere e l’assistente sociale che si sono recate presso l’Azienda Ospedaliera a riferire l’accaduto si sono sentite rispondere “Sono molto dispiaciuta” dalla responsabile dei rapporti con l’Università, ma questo dispiacere non ha alcun senso in una situazione così prevedibile, e di fatto prevista dal dr Loiacono, le cui sollecitazioni evidentemente non sono state prese più in considerazione di quanto non lo siano stati i suoi pazienti.

Voglio aggiungere al resoconto di quanto avvenuto il mio personale stato d’animo: conosco il metodo Alla Salute dal 2004, e da allora frequento il CMS di Foggia e le sue attività collaterali; in più di quattro anni ho vissuto situazioni al limite del grottesco, come quando Mariano Loiacono a inizio 2007 stette male e il CMS non erogò servizi per alcuni giorni, mancando da più di due anni la seconda figura medica prevista in organico. Essendo odontoiatra, tengo a dire che come dottoressa provo un senso di vergogna e sconforto ogni qualvolta vivo il verificarsi di situazioni simili.
Il cuore pulsante della mia professione è il rapporto con il paziente, e non solo perché il rispetto del Codice Deontologico me lo impone, ma per l’esigenza profonda di rispettare le persone che ripongono in me la loro fiducia affidandomi quanto di più prezioso, la propria salute. Se da utente il SSN con le sue incongruenze e incapacità solleva in me rabbia, delusione e senso di abbandono, come giovane leva della sanità italiana mi interrogo su cosa voglia dire essere medico oggi in Italia, tenere al proprio lavoro e alla dignità di chi in esso ripone le proprie speranze, e dover combattere quotidianamente con la disorganizzazione e l’incapacità di ascolto delle istituzioni.