sabato 28 febbraio 2015

Aula didattica globale "Gianna Stellabotte" (FG), giovedì 19 febbraio 2015. II^ SETTIMANA DEL CORSO DI EPISTEMOLOGIA GLOBALE. SECONDO GIORNO.

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Registro Persone giuridiche n. 429
Prefettura di Foggia




CORSO DI EPISTEMOLOGIA GLOBALE
E DINAMICHE DI VITA.
II^ SETTIMANA.
Secondo giorno. 




Dopo la lettura del post da parte di A.,  M. riferisce che si elaborerà da parte di un gruppetto di corsisti una e-mail rispettosa del punto di vista di Padre Dario, ma come proposta di rilettura del Natale di Papes e dei tanti di che come lui vivono condizioni di emarginazione, così da buttare un seme innovativo.
 
Subito dopo, Mariano invita i corsisti a presenziare domani alla firma del contratto di appalto per l’inizio dei lavori per la ristrutturazione della masseria, che accoglierà la Fondazione.

D. comunica di aver sentito P. la quale fa sapere di voler sostenere i lavori con un contributo a ricordo del figlio E. Anche B., rifacendosi a G. quale antenato, offre il frutto del proprio impegno: il DADINGIO’, dado vegetale preparato con P. e con il contributo dei familiari di B., affiancando ad ogni barattolino un pensiero emerso dalla I^ Settimana del Corso di Epistemologia Globale.
 
A. comunica che a scuola ha sperimentato per la seconda volta con i bambini della sua classe il Cerchio Magico, di cui è felice, avendone apprezzato l’importanza ed il valore e per i bambini e per se stessa. Il metodo di intervento ha suscitato l’interesse anche dei genitori che volentieri auspicherebbero l’inserimento del Cerchio Magico quale materia scolastica in quanto guida alle dinamiche di vita. Come è prassi del Metodo alla Salute, per conservare sempre traccia di quanto si va a realizzare, A. ha prodotto dall’esperienza il post, che partecipa ai corsisti, e da cui emerge come le note di Goccia dopo goccia, accompagnate dal canto, dal ballo e dalla contentezza dei bambini abbiano confermato la validità della stessa. Non è mancata la pillola di teoria, somministrata da G., nipote di A., che ha fatto riflettere sulla clessidra oltre che sul senso del Kairòs e del Chrònos.  Ogni bambino, riferisce soddisfatta e felice A., è riuscito ad esprimersi nei vari codici ed ha avuto tanto da raccontare riguardo a ciò che era stato sperimentato, ed anche lei è riuscita a partecipare, distaccandosi dal ruolo di insegnante, ricavandone pienezza interiore.
 
Mariano evidenzia che l’esperienza di A. non è nata nella scuola, ma dal disagio di C., il figlio quindicenne, che l’ha portata a cercare ed ad incontrare il Metodo che, agendo su lei madre, ha determinato piccoli cambiamenti positivi anche in C., che può essere anche coinvolto a collaborare al Cerchio Magico. Inoltre Mariano ha valorizzato A. per aver osato a scuola, mettendo in gioco “lo specchio riconoscente” dell’ambiente scolastico condizionante, segno, questo, di ulteriore cambiamento in atto. Fare entrare a scuola “meccanismi globalizzanti”, ha funzione preventiva nei confronti del disagio ed è questa, afferma Mariano, la buona novella di oggi, visto il disagio diffuso che interessa indifferentemente tutti.


Mariano continua il corso ed esplicita l’identità psicotica, l’angolo alfa, il padre che caratterizza lo stato di una persona, leggendo da Il treno ha fischiato di Pirandello, la descrizione del protagonista, “il circoscritto e mansueto Belluca”, che vive una doppia identità psicotica: al lavoro ed a casa dove subisce, per  non cambiare identità, il proprio angolo alfa e che, sentendo di non valere, si sobbarca il peso spropositato di una famiglia assente,  cieca e psicotica. Lo stato quiete di Belluca consiste nel fatto di essere abituato a sopportare una situazione impossibile e di non aver voglia di cambiare, cosa che non gli consente di vedere intorno a sé. Ma nell’identità psicotica è insito il vuoto per superarla e qui nel racconto, durante il sonno, momento in cui si è chiusi all’esterno e si è con se stessi, il treno fischia, cioè il globale arriva dal profondo, il bisogno di vivere  preme e gli riporta lo Spettacolo della Vita.
 
 
G. riprende la lettura dell’opuscolo: “Persona in transizione, meccanismi globalizzanti”. . .
 
Barbara spiega che, trovandosi in un’identità psicotica, bisogna per prima cosa selezionare un bisogno che non sia incluso nell’identità di partenza, bisogno che può essere selezionato razionalmente, ma anche tramite gli altri codici, donde l’importanza della frequenza dei corsi. 
Inoltre Barbara fa riferimento alla propria adolescenza, ai diversi bisogni selezionati di volta in volta (Epistemologia religiosa, Marx e i centri sociali, ecc.) fino alla lettura del testo di Mariano intitolato: Droga, drogati e drogologi. Per lei è stato il fischio del treno, che ha prodotto una continua ricerca e selezione dei bisogni sempre più profondi, che continuano tuttora. Il secondo passaggio, dopo aver selezionato il bisogno, è la decisione di staccarsi, l’angolo beta, ma naturalmente il risultato non è immediato così come dal marmo non è immediato l’evolversi in statua.
 
Bisogna sottolineare che più il faraone schiavizza, più il padre ostacola, più preme l’Esodo, la partenza dall’angolo alfa alla ricerca del distacco, di nuove prospettive.
 
Mariano passa ad esaminare la caduta del muro di Berlino e di come, sia il comunismo che il capitalismo sono da  considerarsi situazioni politiche psicotiche in quanto entrambe dotate  di un solido angolo alfa, di una teoria rigida che pensa di risolvere i problemi politico-economici con risposte parziali.

In che modo i bisogni sono stati selezionati nel tempo? Mariano, con una rapida carrellata, mostra come negli anni passati i bisogni siano stati attivati attraverso meccanismi indotti:  per esempio nel fascismo si cominciava ad essere balilla sin da piccoli,  quando  la capacità di scelta doveva ancora maturare.
 
La selezione dei bisogni presenta una dinamica a lenta maturazione, la decisione  non è facile, e il cambiamento ha più possibilità se viene rispettato lo stato quiete:  bisogna attendere il tempo favorevole, il Kairòs. Mariano  riferisce il concetto alla situazione di D. e F. che, fermi nello stato quiete, non hanno ancora preso una decisione che  determini una transizione dall’angolo alfa a quello beta.


Come selezionare un bisogno? 
E’ evidente che più la disarmonia-disagio presenta un costo elevato per mantenere un globale massimo, più determina la rottura di schemi usuali e il desiderio di transizione. Non riuscire, inoltre, ad esprimere sufficientemente l’ontologico, l’essere sepolti nella storia, senza provare piacere ed armonia in quello che si fa, ci porta al desiderio di cambiamento e alla selezione di un nuovo bisogno. L’essere attratti, infine,  da stimoli inclusi in globali massimi che non ci appartengono, ci spingono alla fase di transizione.
 
Esiste un secondo ordine di fattori per selezionare un bisogno, spiega Barbara, che è rappresentato per primo dalle motivazioni alle interazioni e dal superamento delle difese-resistenze in atto: ciò ci permette di accettare il gruppo. In secondo luogo la preesistenza di un Fondo comune teorico-prassico fra i partecipanti consente la selezione del bisogno. Segue poi il ruolo favorevole derivato dalla formazione all’integrazione di gruppo e la convinzione di superare la figura paterna per rigenerarla. 

Dopo una pausa musicale con il canto collettivo della bellissima canzone di Modugno intitolata Meraviglioso, Barbara ha accennato alle strategie relazionali. Viene descritto ora lo Spirito che aleggia sulle acque, sa ascoltare, attende il tempo favorevole, per introdurre le strategie relazionali opportune e consentire il passaggio da angolo beta a gamma: è il momento creativo della transizione. Mariano, riferendosi alla signora L. I. D. I. A., (acronimo di lento, insicuro, dubbioso, incerto, aperto) invita tutti ad essere aperti nei suoi confronti, a non aspettarsi soluzioni rapide e miracolose, in quanto il percorso prevede regressioni, evoluzioni, arresti, crescite, interruzioni, scoppi, stabilizzazioni non determinabili a priori. Ciò che si riesce a realizzare si può individuare solo a posteriori. Inoltre tali tipologie di strategie relazionali possibili nelle dinamiche di gruppo sono così numerose, che è impossibile determinarle nella fase di partenza: non c’è una ricetta già pronta.

L’orientamento è quello di evitare di schierarsi con il padre o con il figlio, entrambe identità psicotiche. E’ il “cum”, lo Spirito creatore, che permette al padre di accettare le esigenze del figlio e al figlio di riscoprire e riappropriarsi di quanto di buono e di utile contiene il padre, per dare vita ad una nuova creazione, alla transizione, al rinnovamento della vita e  al rinnovarsi del ciclo naturale.


M. e G., al termine dell’incontro, esprimono un augurio per il salto precipiziale di M.G., M., M. e D.,  affidandosi alla Fides che è in noi tutti e all’Utero devoto che le accompagnerà.

Finito di scrivere in collaborazione con un corsista esterno, mio marito, alle ore due ;-).     

Maria Grazia

giovedì 26 febbraio 2015

Aula didattica globale "Gianna Stellabotte" (FG), mercoledì 18 febbraio 2015. II^ SETTIMANA DEL CORSO DI EPISTEMOLOGIA GLOBALE. PRIMO GIORNO.

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Registro Persone giuridiche n. 429
Prefettura di Foggia



CORSO DI EPISTEMOLOGIA GLOBALE
E DINAMICHE DI VITA.
II^ SETTIMANA.
Primo giorno. 



La giornata si apre con la lettura del post di Moise. È stato bello ascoltarlo mentre leggeva emozionato quanto scritto durante la notte… certo che la storia di Pepes ha lavorato parecchio, non solo in Moise ma in tanti di noi. Anche Mariano riprende l’articolo di Padre Dario che manca – a suo avviso – di un punto di vista tale da comprendere che i tanti Pepes sparsi nelle numerose nostre discariche sono "imaghi" di Gesù. E non vedere, osservare, contemplare questo significa stare fuori dal viaggio che ci porta verso una nuova idea di stare nel mondo.

 
Pepes capisce che il negativo sta dilagando e si offre in sacrificio a dimostrazione dei limiti che lo sguardo su di lui presenta. Riprendere l’articolo su Pepes, pertanto, significa dare una lettura globale ad una visione assai parziale e vecchia che porta a definire ‘presepe vero’ una situazione che esula dalla rappresentazione di una ricorrenza storica slegata dal Fenomeno vivo. Mariangela interviene per cercare di capire il punto di vista di Padre Dario… Pepes è come se lo riportasse alle proprie discariche. Il problema - aggiunge Mariano – non è di giudicare il punto di vista del missionario o se la discarica sia di fatto proiettiva dei vissuti del religioso, ma è importante rilevare come, quel punto di vista, non sia più utile a rappresentare uno status che parla un linguaggio diverso dagli schemi propri dell’Epistemologia religiosa. Il suo punto di vista, cioè,  non è più idoneo a reinterpretare i fenomeni vivi perché astorico. Fenomeni che sono stati letti e vengono interpretati oramai con le lenti dell’Epistemologia scientifica che di fatto ha fagocitato quella filosofica e mitico-religiosa… bisogna acquisire un punto di vista che parta dalla vita per ritornare alla vita.
 
È Samuel che s’incarica di convertire l’articolo di Padre Dario in altro. Da un’idea parziale si può andare verso una prospettiva globale o comunque più vicina alla vita dei tanti Papes che siamo.
La "conversione" o il cambio di opinione è possibile anche dentro una Chiesa abituata a replicare i propri dogmi senza sporcarli di vissuti di contesto.
 
A questo punto Mariano ci introduce alla Quaresima attraverso il canto "Purificami o Signore", assai appropriato a questo primo giorno in attesa dell’attraversamento verso la Pasqua. Per la Chiesa e ed anche per altre culture medio/orientali le ceneri ci preparano allo stare più con noi e meno fuori di noi. Il digiuno o l’astenersi dal fare l’amore o le stesse feste erano ed in parte sono modalità che ci portano a staccare la spina dall’esterno che ci alimenta, per trovare invece nutrimento interiore in modo da riconoscerci ascoltandoci.


Mariano leggendo dei passi biblici sulla creazione si sofferma alla reprimenda di Dio ad Adamo:
"Ricordati uomo che polvere eri e polvere ritornerai".
Queste sono parole che ci portano alla nostra natura, al nostro In.Di.Co. È per questo che Mariano ha voluto regalarci una sua interpretazione poietica, proprio perché essendo noi stessi delle scintille dell’In.Di.Co., siamo polvere di stelle e non solo suolo o polvere di terra.
 
Il nostro transitare parte dall’In.Di.Co. e vi ritorna… dalle stelle alle stelle. Per dare maggiore valore alle letture e al canto è stato proposto un rito che per definizione è aperto al passaggio, al cambiamento, alla vita. Barbara nel bene-dire recita la formula personalizzata:
"Polvere di stelle sei stata e polvere di stelle ritornerai". 
Siamo stati in tanti a parteciparvi, ciò ci ha aiutati ad alzarci di nuovo e riprendere il cammino verso di noi.
 
Tramite il Graal Mariano ci accompagna a comprendere meglio il senso delle ceneri e della Quaresima. I codici storici dell’esistenza si espandono, cambiano, muoiono e risorgono come l’Araba Fenice, mentre il codice ontologico della metastoria rimane in tutta la sua pienezza. La Quaresima ci riporta alla traversata del deserto fatta da Gesù. Alla fine del suo cammino ed in pericolo di vita si ritrova a fronteggiare le tentazioni delle Sirene, di Satana. Le tentazioni reinterpretate tramite l’In.Di.Co. trovano una loro spiegazione teorica nell’Uno-Trino dove è semplice riconoscere i meccanismi psicotici padre/figlio risolti nelle strategie relazionali messi in atto dalla lucidità con la quale Gesù riesce a guardare oltre il deserto ed andare al di là dei deliri che l’attraversata aveva alimentato.

La mattinata si chiude con la lettura e interpretazione del "mito della caverna" di Platone. Sia Barbara che Mariano ci hanno – come dei bravi accompagnatori – masticato ed imboccato quanto c’era da leggere nei comportamenti umani dentro e fuori dalla caverna.
 
L’identità psicotica dei poveri cavernicoli si ha quando la conoscenza sensibile si confonde con quella intelligibile e quindi si perde il punto di vista reale in quanto fagocitato dalla parzialità di un’esperienza in catena e piena di ombre non svelate. Uscire fuori da dette "identità", per chi ha vissuto la "caverna" è faticoso, perché si deve mettere in discussione tutto e risulta più semplice accovacciarsi ed accontentarsi delle povertà viste rispetto alle novità da incontrare. Ma, farsi baciare dalla luce del sole, può darci una nuova vita che val la pena fare entrare dentro dove ci si lascia cullare dalla morte. Nella caverna è evidente che l’Uno-Trino è presente nelle ombre o meccanismi psicotici; nella luce o meccanismi globalizzanti e nella realtà esterna o strategie relazionali dello spirito.
 
Quando si fa il viaggio dalle proprie "ombre" alla nuova realtà non si ritorna più indietro; si acquisisce un nuovo status dal quale ripartire diversi rispetto all’inizio del viaggio. Alla fine della mattinata si introducono le dinamiche di gruppo e ci si sofferma sul senso da dare all’etimo delle due parole. La dinamica ci riporta alla "forza" mentre il gruppo all’ammassare, al mettere insieme. La "dinamica" ha il compito in questo nostro metterci in viaggio di produrre cambiamenti. Se non è così non funziona… è altro… è tecnica. La dinamica è di per sé trasmutativi perché presente nella vita, negli elettroni… ed è caratterizzata dal movimento che si realizza nella storia è una forza espressa nei diversi codici e vi entra in quanto:
  1. forza covalente;
  2. forza elettromagnetica;
  3. forza debole;
  4. forza gravitazionale.

Chi ha una forza covalente (1° livello) nella Piramide riesce laddove gli altri si fermano. Questa forza dipende molto dai piani che riesco ad attivare. In tal senso diventa opportuna la lettura del Graal P. U. T. La dinamica infatti parte dal P. U. F. ed in maniera ascensionale attraversa gli altri livelli. Il P. U. K. ci porta a muoverci per noi o per gli altri ed è uno stato doloroso, dove si cercano soluzioni sino a che non si utilizza la dinamis  per andare oltre o verso gli altri livelli dell’esistenza. Fa piacere sentire come Marcello abbia fatto dei passi avanti insieme alla madre che, finalmente, s’è messa in viaggio a partire da sé e non dal figlio. Sinora Gabriella si è messa a servizio degli altri e non di sé. Ed è sul sé che si costruiscono i cambiamenti. Una dynamis globale tende a sviluppare tutti i livelli della Piramide. L’utero psichè è un approccio globale che mette insieme gli opposti e li fa danzare. È nel percorso di vita che l’Uno-trino mette in gioco i suoi automatismi senza bisogno di attività di gruppo o di tempi biblici per farci uscire fuori dai nostri P. U. K. Oggi il cambiamento antropologico ci chiede di passare ad una dynamis sempre più ricca, in cui diventa più semplice transitare verso un nuovo stato quiete.
 
A proposito sono stati tanti gli esempi che Mariano ha proposto e fatto vedere sul senso da dare all’ascolto. Francesco e sua mamma hanno dimostrato come sia difficile andare avanti quando non si fa chiarezza sul proprio stato quiete. Lo stesso è successo a Lara che non riusciva a comprendere le ragioni della sua permanenza al corso, dal momento che le appariva difficoltoso tradurre la confusione in sconvolgimento indispensabile ad indicarle che proprio questo è il cammino. Certo la maestria di Mariano, nell’ascolto dello stato quiete è unica. La lettura proposta per rimettere in gioco chi s’è fermato si basa, dunque, sull’Uno-Trino. Non c’è un piano/livello che non può essere ricondotto al ciclo vitale a cui ci riferiamo. È una metodica che va oltre, al di là di ogni specializzazione intesa come parzialità. La settorializzazione non prevede che i padri possano viversi come figli e viceversa. In questo Mariano è stato un vulcano di idee, esempi e di inedito. Riesce ad entrare in ogni dinamica senza per questo averla preparata. L’Uno-Trino è una sua creatura che nutre da quarantenni i nostri P. U. F. attaccati dai P. U. K. che continuano a condizionarci costringendoci. Perché queste modalità abbiano successo è necessario che la lettura che diamo all’ascolto sia Lenta, Incerta, Dubbiosa, Inedita e Aperta (L. I. D. I. A.); se non abbiamo un ritorno dalla teoria alla prassi non c’è viaggio. Distinguersi è già un primo passo verso la metanoia (cambio di mentalità o punto di vista). In presenza del P. U. K. la circolazione della spinta vitale è difficoltosa, ma non significa che non sia da stimolo per rimettere in gioco l’intero che siamo stati.


Col primo pomeriggio Mariano prende spunto dalla fiaba "La mela Gimagiona" scritta da Giovanna e disegnata da Daniela per intercalare il proprio punto di vista in aggiunta alla spiegazione dello stato quiete fatto da Giovanna sull’incipit della fiaba. Ascoltare lo stato quiete significa entrare in relazione con chi viene ascoltato. L’ascolto è un immergersi nell’altro perché profondo e mai superficiale. È chiaro che lo stato quiete se ascoltato può metterci in crisi ed è per questo che le Istituzioni preferiscono sorvolare e dedicarsi alla settorializzazione. Anche la coppia se si ascoltasse eviterebbe di nutrirsi del "per sempre" per dedicarsi all’"ancora" in modo da essere più vicina alla vita di ciascuno. È lo stato quiete il sacrario di ogni persona. Ed è lì che sono contenute le sue distinzioni/differenze.
 
Oggi, più di prima, è drammatica la condizione soprattutto dei giovani che fanno difficoltà a viversi dei valori condivisi rispetto alle generazioni del villaggio-mondo in cui tutto era normato. I giovani più di prima hanno tanto bisogno di essere visitati. Il codice bio-organico cioè ha bisogno di una persona che lo veda nella sua identità più profonda. Quando ci si sente voluti bene si inizia a strutturarsi meglio; ma è il radicamento al nostro Albero Maestro che ci consente di vivere di luce propria anziché riflessa. Noi siamo più stelle che pianeti. E quando non ci si radica ed anzi si è sradicati dalla propria Metastoria si rischia che i livelli superiori della Piramide schiavizzino quelli inferiori, asservendo il nostro essere al simbolico che veste i panni della funzione-ruolo riconosciutaci dall’esterno.
 
È il codice ontologico che ci libera. Più la storia interviene, più si contorce il P. U. K. e per ritornare al P. U. M. bisogna che vengano azionate le corde del code storming che mettono in movimento tutti i livelli del Pira-Graal. Questo perché è nel bio/organico che si accumulano i debiti originari con la conseguenza che viene negato ciò che solo io sono per essere colonizzati dai genitori. Ed a proposito il corso si interroga sulla funzione specchio che l’esterno ci rimanda per avere una nostra visibilità… ma sappiamo bene che questa è parziale perché generata dalla debolezza dei codici storici. Il codice ontologico è quello invece che ci rimanda ad una immagine del nostro esserci più forte, autarchica e stellare. Non ha bisogno del riconoscimento per alimentarsi perché autoreferenziale in quanto figlio del nostro Jahvè. In tal caso non c’è bisogno di avere un ritorno esterno per darci valore anche se fa sempre piacere essere riconosciuti in ciò che siamo anche per gli altri. L’esterno è vero che ci aiuta a riconoscerci anche in presenza di un P. U. K. particolarmente complicato, ma è lo stesso che ci disconosce quando ci confina fuori dai contesti conformati dai meccanismi psicotici dell’angolo alfa.


Avere rotto l’i-phone con dentro il post ultimato non so se sia stata fortuna o sfortuna; di sicuro io mi sento bene e non mi sono ancora rotto… e questa lasciatemelo dire la chiamo fortuna!!!


Angelo Vita

martedì 24 febbraio 2015

Aula didattica globale "Gianna Stellabotte" (FG), martedì 17 febbraio 2015. ACCOGLIENZA DELLA II^ SETTIMANA DEL CORSO DI EPISTEMOLOGIA GLOBALE.

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Registro Persone giuridiche n. 429
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CORSO DI EPISTEMOLOGIA GLOBALE
E DINAMICHE DI VITA.
II^ SETTIMANA.
Accoglienza. 



L’accoglienza della II^ Settimana del Corso di Epistemologia Globale, inizia con una lettura da parte di Mariano, di un testo che ironizza su ciò che dovrebbe essere una tipica giornata quotidiana.

Dopo aver rotto il ghiaccio, Mariano concede spazio alla prestazione dei nuovi corsisti, approdati la seconda settimana, soffermandosi su Flavio e sul suo meccanismo di nuotare in un negativo che non gli concedere di esprimere la sua parte luce.


L’accoglienza continua con la letteratura di Papes, un ragazzo ivoriano che esiliato da ciò che è lo standard africano, si ritrova a vivere in una discarica e padre Dario (io definire pare nel senso di meccanismi psicotici) un missionario che racconta di questa sventura, anche dispiacendosene, però senza entrare in dinamica a partire dallo stato quiete di Papes.


Mariano sfrutta la lettura di padre Dario per far presente ai corsisti, che ognuno di noi e figlio di una sua discarica; concetto che richiama la storia di Giancarlo, Moise e Giorgia.


Interessante la teoria su Dario e la famiglia, evidenziandone gli effetti avuti sul figlio Gioele e sulle prospettive, sulle quali lavorare per migliorare le relazioni madre-figlio e/o padre-figlio e di coppia.
La serata di martedì si conclude con Riccardo e Gianmatteo e il loro inaspettato non fare e non riuscire, che li richiama più al loro sentirsi naufraghi.


Moise

domenica 22 febbraio 2015

Villa Anemos (AN), sabato 14 febbraio 2015. LABORATORIO DI POESIA DI S. VALENTINO.

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Registro Persone giuridiche n. 429
Prefettura di Foggia




LABORATORIO DI POESIA:
SOGNI D'AMORE...



 
Le storie dei santi sono piene di sogni, invenzioni, magie, prodigi, supplizi fantasiosi e, forse, anche per questo sono così popolari e presenti nella memoria comune. Prendiamo, ad esempio San Valentino, il patrono dei fidanzati, anzi degli innamorati. Chi pensa ad un santo giovane, aggraziato e, magari un po' aitante, rimarrà deluso o quantomeno perplesso nello scoprire che San Valentino secondo le cronache dei santi sarebbe stato martirizzato alla venerabile età di 97 anni!


Ma cosa c'entra questo santo (che, chissà perché, protegge anche gli epilettici), venerato anche da anglicani e ortodossi con questo nostro post?


E' che proprio sabato 14 febbraio giorno di San Valentino Cindy  ci ha chiamati a Villa Anemos dove con  amore e passione ha condotto il Laboratorio di Poesia. Con l'occasione si è portata anche l'attrezzatura da viaggio per fare i dolci con la quale ha approntato alcune prelibatezze di cui diremo più avanti.  

 
Cindy si è presentata con due borsoni stile Mary Poppins e apparentemente senza fondo, dai quali ha tirato fuori di tutto. Ci siamo incontrati nella casa come una bella famiglia che aveva voglia di condividere un nuovo interesse, non solo quello per i dolci. Eravamo 14 persone ci siamo seduti sui comodi divani, sul tappeto e, pian piano, Cindy ci ha accompagnato ad entrare nelle nostre profondità... 


Dopo aver aiutato tutti insieme Luigi e Fausto a rilassarsi, Gianluigi ci ha letto la sua prima poesia scritta qualche giorno prima dopo aver fatto una passeggiata al mare... rivisto, quasi fosse la prima volta, dopo tanti anni. Questo rinnovato contatto con il mare gli ha fatto scaturire forti emozioni come fosse un bambino ai suoi primi giochi d'acqua.  

 
Francesca ha parlato di suo fratello poeta morto l'anno scorso in un comunità, facendoci veder un piccolo libro di sue poesie. Abbiamo poi espresso anche le nostre emozioni per quei versi scritti in maniera semplice e profondo.

Così cammina cammina Cindy ha poi regalato a ciascuno di noi dei lunghi cartoncini color lillà contenenti versi o citazioni di autori diversi tutti dedicati all'amore nelle sue tante declinazioni. Versi... che... sembravano dipinti, autori diversi distribuiti forse a caso ma ognuno di noi in quegli scritti ci si è ritrovato e questo ritrovarsi individuale l'abbiamo poi condiviso nelle riflessioni e nei commenti che abbiamo fatto per tutti.   

 
Abbracci, carezze e pianto ci hanno portato ancora in profondità con noi stessi: un'altra spintarella e dal borsone di Mary Poppins, la nostra conduttrice ha estratto un libro di poesie di Prévert dal quale ha letto in francese e in italiano un componimento sull'amore. Un bellissimo commento sulla sua lettura ci ha fatto capire di più la scelta di quella poesia. 

 
Per accompagnare il nostro viaggio poetico Cindy con grande nostra grande sorpresa ha estratto dal bustone dei fogli a righe, una rapida consultazione ("Sono di seconda elementare? Troppo strette le righe"...) ci ha portato a concludere che si trattava di fogli di terza elementare... e proprio in modo elementare lei ci ha invitato a scrivere una nostra citazione o altro che potesse esprimere il nostro sentire. 


La pausa della cena allestita da Cindy con il nostro ausilio ha allietato il finale.... siamo partiti con le farfalline al cavolfiore bianco con dadini di pancetta per arrivare al dolce. La squisita mousse al cioccolato guarnita con frollini di varie forme alla quale si sono aggiunte le gustose ciambelline di Gabriella.


Abbiamo poi letto i nostri versi accompagnati da piccoli commenti e così ci siamo salutati felicemente. 
Ringrazio Cindy e tutto il gruppo che appassionatamente ha partecipato al Laboratorio. 

 


Lucia M.
 

giovedì 19 febbraio 2015

Troia (FG), mercoledì 18 febbraio 2015. COMUNICATO STAMPA DELLA FONDAZIONE NUOVA SPECIE.

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Registro Persone giuridiche n. 429
Prefettura di Foggia




COMUNICATO  STAMPA
DEL 18 FEBBRAIO 2015


E’ TEMPO DI FESTA PER LA FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS!



Dopo un mese di intense attività e corsi, la Fondazione Nuova Specie si prepara a festeggiare il suo IV° compleanno a Bari.

La Fondazione Nuova Specie ONLUS, fondata a Troia (FG) il 25 febbraio 2011 dallo Psichiatra Dr. Mariano Loiacono, è un’importante realtà socio-culturale all’interno del panorama italiano del III° settore. Ed è per questo che la Fondazione ha deciso di festeggiare questi primi quattro anni di vita in terra barese: terra di orizzonti, di viaggiatori e di scambio con l’Oriente. La Fondazione sbarca a Bari per presentare il suo modello teoria-prassi di attività alla cittadinanza e alle Istituzioni.

La giornata del 25 febbraio si svolgerà presso il Fortino Sant’Antonio (ingresso Via Re Manfredi) a partire dalle 09:30. Durante il convegno mattutino interverranno importanti istituzioni locali e operatori del Metodo alla Salute. Le conclusioni saranno affidate al Dr. Mariano Loiacono, presidente della Fondazione. Nel pomeriggio la festa continuerà in giro per la città vecchia



PROGETTO PILOTA
DI CONVIVENZA TRA UOMINI.



Per troppo tempo, dalla fine del Settecento ad oggi, il maschio è stato considerato come colui che deve dominare, non deve lamentarsi, non deve perdere il controllo delle proprie emozioni. Ed il suo essere “maschile” è stato confuso con l'essere a tutti i costi coraggioso, audace, forte e abile fisicamente. Ad oggi questo punto di vista si è rivelato parecchio parziale nel descrivere e far emergere anche i bisogni profondi e reali dell’uomo, spesso schiacciato da un’identità rigida, chiusa, statica.

Questo progetto di convivenza maschile nasce da un gruppo di uomini che a partire da un forte desiderio di crescita e di evoluzione dal proprio disagio vogliono sperimentarsi in questa nuova ricerca che affonda le sue basi teoriche nella Epistemologia Globale. Dal 26 febbraio, per quattro giorni, 28 uomini vivranno insieme, giorno e notte, e condivideranno momenti di scambio profondo. Finalità del progetto è quella di accompagnarsi reciprocamente a superare paure, sciogliere nodi legati alla propria infanzia e adolescenza attraverso dinamiche metastoriche ovvero attraverso interazioni profonde che coinvolgono intensamente e creativamente tutti e tre i codici vitali di una persona (il codice bio-organico o delle emozioni specifiche, il codice analogico o del corpo e il codice razionale-simbolico). Il progetto sarà diretto dal Dr. Mariano Loiacono che intervallerà la sperimentazione con momenti di supervisione. L’intera esperienza verrà documentata mediante registrazione audio-video per lasciare una memoria storica degli avvenimenti e permettere una futura verifica dei risultati. La Fondazione Nuova Specie si auspica che questa prima sperimentazione, insieme alla già consolidata esperienza del progetto La Finestra di Babich, rivolta a sole donne, possa far nascere un nuovo punto di vista che vada al di là dei ruoli di genere e verso un più globale Insieme Femminile-Maschile

 
Fondazione Nuova Specie ONLUS

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E-mail: fondazione@nuovaspecie.com