sabato 19 aprile 2014

Aula didattica globale "Gianna Stellabotte" (FG), venerdì 28 marzo 2014. III° CORSAGGIO. Primo giorno.

 
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Logo del "Corsaggio" di Rachele Amadori

III° CORSAGGIO. 
Primo giorno.
"IL SEMINATORE"

Oggi 28 marzo 2014 appuntamento nell’Aula Didattica Globale "Gianna Stellabotte" (Ospedale D'Avanzo - Foggia).
Parte il veliero dei corsari …. Terza tappa!

Mi guardo intorno e vedo che qualche cor-saggio (partecipante) è sceso ma qualcun’altro è salito a bordo: Marco è la novità ed è lui che ricorda a tutti il significato della parola cor-saggio e il senso del corso.
Mariano comincia il corso con un suo aforisma:
 
“Il negativo è come il vento per un veliero, 
l’importante non è escluderlo e ripararsi 
ma è imparare a saperlo sfruttare e
 flessibilmente cambiare rotta e destinazione” 


Un invito a vedere il negativo come il vento per il veliero, in sua assenza l’imbarcazione si fermerebbe ma, imparando a sfruttare la forza e armonizzando le vele nella direzione del vento, non solo si procede, ma si può anche cambiare rotta e direzione.
Sia per aspettare chi arriva da lontano, sia per transitare dall’ordinario alle giornate intensive che ci attendono, ci ascoltiamo e scambiamo alcune informazioni sulle ultime attività e opere in corso o appena avviate.
Arrivano tutti e il veliero leva l’ancora …
L’elaborazione grafica di Michela Garbati ci introduce nel significato ampio e più condivisibile della “croce laica” dove il quadrato centrale (aureo) è il luogo dove s’incrociano le quattro vie e dove ci possono essere scambi e crossingover tra tante diversità.

Sono quattro anche le attività formative che Mariano sta portando avanti:  
Ogni attività beneficia delle altre, ogni sapere scambia con l’altro e non restano distinti e separati. Un esempio di come la formazione dovrebbe essere. Sono due i pilastri su cui Mariano si fonda:
•    La teoria che viene dalla vita e che poi si riapplica alla vita.
•    Approccio globale.
Le Unità Didattiche sono le lettere dell’alfabeto globale che ora dobbiamo cominciare a usare per scrivere e leggere infinite cose.
Con questi strumenti è possibile ingrandire per vedere meglio. Anche un sapere tradizionale e religioso può essere compreso meglio e diventare una teoria che ha un senso più vicino anche a chi, come me, non ha un punto di vista religioso.

Così ancora una volta sono e siamo stimolati a riconsiderare un sapere religioso e da una parabola che ci sembrava voler considerare solo chi è già meritevole approdiamo a una bellissima versione dinamica, dove chiunque può attraversare una metamorfosi, e chiunque può riprendersi il terreno metastorico calpestato o Kundalinizzato fino a compattare tutti i codici e a far morire tante parti di sé.


La parabola è quella del “seminatore” (Bibbia cap. 13 Vangelo di Matteo) e Mariano la utilizza per tornare a parlare del vitonauta come un seme gettato nell’esistenza che marcisce nella storia per portare frutti.

Quando e dove il seme marcisce e porta frutti?
Il seme è solo una parte, quello che verrà fuori è l’intreccio fra la potenzialità del seme e la via, il terreno che abbiamo a disposizione. Le vie che indica la parabola sono i codici così che la strada battuta è il codice simbolico, la roccia, il codice analogico, il terreno spinoso, il codice biorganico e in fine il terreno fertile rappresentato dal codice metastorico.
 Più il seme cade nel terreno profondo più darà frutto ma questo non significa che non bisogna seminare ovunque e in tempi diversi perché anche la strada battuta, una volta bonificata, può dare frutti.

Quanti di noi sono diventati solo strade battute, strade piene di spine, cioè di dolore e che grazie a un percorso sono diventate più fertili fino al livello metastorico ed essere semi di sé?
Il risultato è in relazione alla profondità: a chi fa un percorso di profondità, sarà dato in abbondanza, chi invece non sta in un percorso di profondità perderà, cioè il seme sarà mangiato dagli uccelli. 
Mariano, sempre più in armonia con il suo codice metastorico, comincia a gettare i semi ….


Dal corso L.A. M.U.S.I.C.A. porta  nel crocevia della formazione l’unità didattica, il “cummunitronda” per dimostrare che dal big-bang possiamo interpretare tutta la storia della vita come delle onde: onde “vita-morte” o “vita conoscenza”.

Nell’onda “vita-morte” la morte è all’origine della conoscenza perché distaccandoci dal vivere qualcosa, in realtà ce la fa conoscere; e poi, la morte nel movimento dell’onda è vista come un avvallamento per ricevere una spinta verso un nuovo spettacolo.
La vita è più un’operazione femminile e, in onore del recente convegno sull’insieme femminile-maschile, che la sua teoria continua a svelare come l’onda per propagarsi deve per forza essere femminile e maschile e che è già l’insieme femminile-maschile. La trasmissione dell’onda è una gravidanza! Disgiungendo le parti non c’è più onda e non ha più senso l’esistenza come espressione di un infinito dinamico complesso di onde. 
Anche l’onda “vita-conoscenza” deve necessariamente stare insieme perché se stiamo solo nella vita e non sviluppiamo conoscenza non si trasmette niente, l’onda si ferma. L’onda si ferma, anche se si produce solo conoscenza che non approda alla vita. Il concetto dell’onda e del suo propagarsi ci può guidare e si può applicare a ogni cosa, fino a osservare che l’Infinito Dinamico Complesso è una produzione di onde e quindi di momenti di vita che muoiono per creare altri momenti di vita. Così che ogni vita si trasforma in morte e ogni morte si può trasformare in vita.

E’ tardi e per oggi la semina è stata fatta, domani si continuerà a seminare …
Credo che già nella notte qualche seme troverà ospitalità!

Pina Pitta

martedì 15 aprile 2014

Aula didattica globale "Gianna Stellabotte" (FG), domenica 6 aprile 2014. SETTIMANA INTENSIVA. Ultimo giorno. Bilanci & prospettive.

 

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Quinto e ultimo giorno:
"Bilanci"
Aprile 2014.

Le 5 giornate si concludono con il bilancio di ciò che abbiamo vissuto, alla luce delle prospettive che possiamo vedere per concludere l’esperienza condivisa con i 60 partecipanti della settimana  e per continuare il nostro percorso di vita.


La presenza preziosa di Mariano, arricchisce il gruppo di conduttori che devotamente e competentemente ha viaggiato attraverso le nostre storie ed all’inedito scaturito dalla interazione tra noi tutti. Proprio Mariano ci invita ad ascoltare attivamente i bilanci di ognuno, continuando, attraverso le storie degli altri, a sentirci parte del tutto. Mi sento predisposta all’ascolto, più ricettiva ed aperta e, non a caso, vengo scelta per scrivere il post.

Come di consueto iniziamo questa giornata di bilancio con la canzone “Avanti tutta, Avanti!”, scritta e composta da Sandro Apollo ed oggi è Roberto Apollo che legge il testo a suo padre: parole scritte nella primavera del ’99 che ritornano alla storia di Sandro attraverso suo figlio oggi.
“Puoi ritrovarti se è quello che vuoi
pensa a te stesso ed ai sogni che hai.
Non è egoismo ma senso reale
E con il mondo sarai solidale.”
Roberto, da adulto, proverà ad essere solidale verso Sandro e ad esprimere i suoi bisogni per diventare padre di se stesso, provando a comprendere ed accompagnare il padre attivamente, con alleati di valore come Diego.


Un’altra famiglia presente in questa settimana è quella di Emanuele, con il padre Biagio e Dora la madre, i quali sono stati riconosciuti come 2 persone eroiche che dovrebbero raccontare la loro storia. La proposta di Mariano, per Emanuele, è stata di organizzare un seminario per la coppia, che circa 38 anni fa ha vissuto il peso della scelta attiva e di crescita di Biagio, rinunciando ai voti presi da prete per formare una famiglia con Dora.

Il bilancio della nostra famiglia, Giuseppe e nostro padre Giovanni, ha confermato quanto vissuto questa settimana: avvicinarci e scambiare alla pari, dedicando tempo alla relazione mia con mio padre, per riprendermi parti mancanti e per riscoprire desideri sepolti da un vissuto di solitudine e chiusura. Siamo qui a Torre a Mare già assieme, continuando ed iniziando  a conoscerci in modo diverso.

Mariano ha iniziato la giornata con l’aforisma di Nelson Mandela
“Un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso”

E’ stato un pensiero a Silvana, ricaduta nei suoi vortici e un pensiero a ciascuno dei conduttori di questa settimana intensiva, invitandoli a sognare assieme, come gruppo, nella loro specificità. 

Voglio ringranziarli tutti ed in particolare Silvia e Lara che mi hanno trasmesso tanto con la loro presenza, Silvio e Graziana presenze attente e devote in ogni momento e Gaetano, che per la prima volta ho visto in conduzione e che già dalla scorsa settimana intensiva è riuscito ad esprimere la sua profondità senza esuberanza e, avendo mitigato il dolore, è riuscito ogni giorno ad aggiungere un pezzo, che già si integrava nella sua storia dal giorno successivo.
Per me è ancora difficile riconoscere la pienezza dei suoi cambiamenti, ma ci sono e si sentono e sono stati riconosciuti da Mariano e Graziana a fine giornata.


Lo stesso pensiero di Mandela è stato donato e dedicato a Francesco D. che in questa 5 giorni si è mostrato a tutti noi, dedicandosi tempo e facendo brillare parti sue bambine; ha dato risalto alle storie più ai margini, più nascoste, come la storia che ha vissuto. Ha regalato a sé stesso e a noi gioie semplici ma essenziali; con continuità si è avvicinato ad Isidore ed al bambino che lui è stato, donandosi/gli una figura paterna presente ed amorevole che ogni bambino merita di avere.


Veronica

lunedì 14 aprile 2014

Aula didattica globale "Gianna Stellabotte" (FG), sabato 5 aprile 2014. SETTIMANA INTENSIVA. Quarto giorno. Ring...

 
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Quarto giorno:
"Ring"
Aprile 2014.
 
Oggi è la giornata dedicata ai ring, fisicamente rappresentati da un tappeto ed un lenzuolo stesi per terra. Su questo spazio vengono di volta in volta chiamate le persone in trattamento con i propri accompagnatori.
 

E' uno spazio di con-fronto, utilizzato per affrontare insieme i nodi relazionali. Si inizia sempre dal mettere in evidenza il positivo per poi trasmettere anche il negativo.
 
In questo modo, questo spazio diventa anche un luogo di ricostruzione, all'interno del quale il negativo è visto come momento di crescita. Un modo per addrizzare il tiro, sciogliere i nodi di dolore, delusione e rabbia che ci ostacolano nel cammino verso la salute, per arrivare poi a ricomporre e creare nuove modalità di essere, di vivere in maniera globale.
 

Dai ring di oggi sono emerse dinamiche familiari, di coppia e del rapporto genitori-figli

Dal con-fronto fra V., G. e G. è emersa la figura di un padre che ha dato molto alla famiglia in termini di benessere economico e stabilità ma poca presenza affettiva. Questo ha portato ad una sofferenza dei figli, in particolar modo alla chiusura della figlia più grande. Al termine del con-fronto i tre componenti si sono mostrati tutti ben predisposti ad accogliersi l'un l'altro, impegnandosi a costruire su nuove basi.
 
Dal con-fronto fra L. e T. è emerso il dolore sepolto della moglie, risalente al periodo delle gravidanze, durante le quali si è sentita sola, non accompagnata in questo delicato momento della sua vita.
Da tutte le altre dinamiche famigliari è emerso che spesso i ruoli si scambiano, si confondono, generando squilibri difficili da sanare, quanto più si protraggono nel tempo.


In queste situazioni, capita spesso che i bisogni dei singoli componenti della famiglia non vengono ascoltati e soddisfatti.

In uno dei ring del pomeriggio è stata svelata una verità nascosta. Un evento vissuto con senso di colpa e quindi sepolto e di cui non dover parlare. Si è rivelato poi un qualcosa di grande valore che potrebbe divenire ora punto di orgoglio per tutti i componenti della famiglia. 


A conclusione di questa giornata si è scoperto il valore del con-fronto, l'importanza della comunicazione; che i punti di vista su uno stesso evento, sono sempre diversi. Con-frontandosi quindi ci si può riavvicinare e ricostruire.

Fabio e Raffaella

giovedì 10 aprile 2014

Aula didattica globale "Gianna Stellabotte" (FG), venerdì 4 aprile 2014. SETTIMANA INTENSIVA. Terza giornata. Rito & Unità didattica.

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Terzo giorno:
Rito & Quadrangolare.
Aprile 2014.


Ogni Settimana intensiva ha la sua terza giornata che solitamente viene dedicata ad un Rito di Passaggio e ad alle Prove di Coraggio.  


Silvio e Graziana ci hanno accompagnato  a scendere e sciogliere i nostri movimenti interiori e fisici con grande sensibilità. Una volta entrati  nella stanza dell'ex-CMS, oggi Aula didattica globale "Gianna Stellabotte", ci siamo raccolti in cerchio e Roberto è stato invitato a leggere l'introduzione sui Popoli delle Terre danzanti scritta da Mariano Loiacono. L'immagine che lo rappresenta è il continente americano costituito dalle due parti del Nord America e Sud America che si incontrano ed intrecciano come  in una danza  sulle acque del pianeta. I due blocchi di terra, uno bianco ed uno nero,   rimandano ai colori del tao e degli elementi opposti che nella vita come l'uomo e la donna danzano insieme in equilibrio. In seguito, accompagnati dai suoni e dal ritmo dei tamburi abbiamo cominciato a muovere il corpo, a camminare, danzare, saltare, sentire il proprio corpo ed avvicinarsi a quello degli altri; lasciarsi guidare dal proprio intuito e spirito come ha evidenziato Fabio. La libertà di spirito infatti si riflette anche nella libertà dei movimenti del nostro corpo, nel superare i nostri limiti o tabù, come ci ha dimostrato fin dal primo giorno Roberto il figlio di Assunta che con i suoi codici profondi già sviluppati e cresciuti ci insegna tanto.


Oltre ad i movimenti, il Rito è anche gridare il proprio nome, ascoltarsi, sentire che siamo con noi stessi. Proprio da questa presa di coscienza della nostra voce riusciamo ad incontrarci, riacquistiamo e dilatiamo il nostro territorio specifico. Chiamare se stessi, il proprio nome diviene la chiave di svolta per tutte le Prove di Coraggio: mette in azione a Francesca di fronte ai suoi genitori, reclamando il suo ruolo di figlia;  segue poi Monica che reclama il proprio territorio lottando con una Mila coraggiosa che le permette di capire la necessità dell'accompagnamento del padre mancatole all' interno della sua famiglia. Poi è la volta di Olivia che trova la forza di tagliare la foto di sua madre, oramai defunta, per separarsi dai suoi debiti e pesi non solo familiari ma anche fisici che ancora le stanno privando di godere della leggerezza e di ciò che Olivia solamente è. Per affermare il suo territorio Massimiliano reclama attenzione ed aiuto a causa del dolore appena vissuto con sua moglie per via della perdita di un bambino. Inoltre si aggiunge anche la responsabilità dell' arrivo di un'altra gravidanza per Sara. Con la platea che gli da le spalle Gianni Chiariello è bravo a provocare e scongelare Massimiliano inizialmente paralizzato dalla dinamica. Massimiliano affronta i tagli della sua parte maschile nella difficoltà di dire per intero il suo nome, usualmente abbreviato.
 

Il pomeriggio prosegue con un' altra prova di coraggio che vede  Giacomo e Sabrina cimentarsi nella conduzione dell'Unità didattica. Giacomo festeggia la sua nuova rinascita celebrando il suo compleanno e cimentandosi con interventi musicali che accompagneranno il  Gruppo e  Sabrina  a trasformare la Teoria in prassi e viceversa. L'Unità didattica si specchia nel Quadrangolare ideato  dal padre di Roberto Apollo. Infatti la musica della fisarmonica di Giacomo percorre tutti gli angoli mentre Sabrina sperimenta i quattro angoli della conduzione. Molto originale il suo angolo alfa nel far sedere per terra e far avvicinare tutto il pubblico. Anche Diego, molto bravo a far teoria, si sperimenta grazie all' ispirazione musicale e alla simpatia della coppia di conduttori che ci trasportano con molta leggerezza. Resta indimenticabile: 
"Sabrina, togliti dal quadrangolare!", detto da Giacomo.

Una riflessione in merito all'intruglio di cenere e acqua fatto da Graziana per il rito che ha corroso un poco la pelle dei nostri visi: ci  ha lasciato un segno che le nostre maschere si stanno rompendo (come anche le nostre nozioni di chimica). Stiamo scendendo nelle nostre parti dolorose che ci riportano verso la nostra essenza . In più resta il segno e quindi il ricordo di questa giornata che ci ha fatto fare un passo in avanti. Per me è stato un Rito speciale in cui  sono lasciato andare di più. Grazie a tutti.


Giuseppe

domenica 6 aprile 2014

Aula didattica globale "Gianna Stellabotte" (FG), giovedì 3 aprile 2014. SETTIMANA INTENSIVA. Secondo giorno.


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Secondo giorno.
Aprile 2014.



L’inizio del Gruppo alla Salute segna ancora di quanto sia importante la limpidezza del conoscere, di spiegare il Metodo alla Salute, attraverso il viaggio della vita, il Graal ed, infine con i pensieri.


Liberi, come sempre di trovare la compiutezza nelle espressioni degli stati d’animo che accomunano un po’ tutti i membri del gruppo...

Si parte con la richiesta esplicita di G. che invita suo padre ad avvicinarlo e a sentirlo attraverso il codice analogico.

Un iniziale protesta in primis; in secundum la situazione sembra calmarsi. Al padre G. viene comunque proposto di mettersi in ascolto, di stare attento alle dinamiche, di cercare chiarezza attraverso l’ascolto circa la durata del resto della settimana.

Dopo vari pensieri musicali, scritti e di alleggerimento grazie anche a R., un ragazzo "anticamente abile", che con i suoi codici antenati, sbatte in faccia verità che sotto un certo aspetto sono considerati dei tabù odierni.
Come, ad esempio l’interazione attraverso il corpo, la leggiadria con cui ciò che è considerata una "ferita metastorica", la parte più tagliata viene sacralizzata.

Altri scambi sono nati tra F. e S., marito e moglie e, che per un momento hanno condiviso attimi di sollazzo guidati dal ritmo della musica e dalle risa.

Si passa alla fase delle comunicazioni che, come spesso  capita i primi giorni scivola imminente nelle immersioni e l’aria è carica. Si tocca la coppia di S. e M. , che già dal giorno prima ha manifestato un dolore profondo ed un legame simbiotico ad incastro con L., figlia di 3 anni, la stessa che respira le mancanze della coppia, i loro nodi.

La bambina trova accoglienza nel Gruppo, particolarmente tra le braccia di I. nelle quali si addormenta.

Altro punto fermo, degno di nota è quello di D., che riferisce di aver parlato al telefono con suo padre, S. e si sente di accoglierlo finalmente nel positivo, dati certi trascorsi burrascosi.

Lui sente la mancanza del codice analogico e bio-organico che percepisce di non aver mai avuto prima dei 14 anni. Emerge, inoltre, un grido di richiesta di soddisfare bisogni di un figlio mai visto, cercandone il sostegno nei padri del gruppo i quali, numerosi accolgono l’invito assieme ai tanti figli. Compresa R., figlia a sua volta, con le medesime mancanze.

Si inizia a creare un vero "utero devoto" e sacro attraverso interazioni corporee ed emozioni profonde.

Sussegue la dinamica breve tra S., e suo figlio I. Già precedentemente separati.

F. non riesce ad immergersi completamente, tanto è preso dal dolore per la perdita recente del padre e quella di suo fratello, disagiato e assente. Non si permette ancora di immergersi, di toccare "punti metastorici" in quanto, negli anni addietro rappresentava il faro, il punto di ancora e salvezza della propria famiglia.


In D., altra figlia, emerge il bisogno di essere figlia ancora prima di far da madre a sua madre, e rappresenta un'altra ancora di salvezza, punto di simbiosi in cui emergono uguali i meccanismi di F.

G. viene invitata a mettere fuori il suo dolore, nel quale afferma di non voler esserci più né per M. e né per suo fratello; ha espresso il suo star male, un grido di disperazione accumulato in tanti anni, e il non volersi caricare di ulteriori pesi.

Viene accolta da S. con sapiente tocco di empatia e di paterno che riesce ad accompagnarla nel suo grido, standole vicino.

Pausa pranzo: 13:30-15:00.

Si riparte riposati, andando ad avanzare con la parte della Teoria, che spiega i meccanismi al fine di essere chiariti ed esaustivi per ogni dinamica, trovando un Fondo comune.
G. invita D. all’interno, a dire il motivo del rifiuto di stare nel Gruppo e di parteciparvi.
Affiorano i primi dissapori, D. ha trovato le stesse modalità esterne di un adulto che lo obbligava a fare delle cose nello stesso G., a sua volta molto solidale che si offre di accompagnarlo nella dinamica della liberazione dei mostri del passato, senza ottenere un grande successo. 

Viene invitato da D. a scegliere di andarsene o rimanere, con il susseguirsi della dinamica che lo dovrebbe portare ad essere più umile e a lasciare quelle parte onnipotenti, tanto invocate con la voce, codice simbolico.

Nelle varie storie emerge una Teoria  più che esaustiva - ed esauriente :) - di Ga. succeduto da una riflessione spontanea e personale di G.
“Spesso arriviamo con una direzione che ha preso la nostra vita. Chi dovrebbe viversi le parti figlie si ritrova con quelle genitoriali, e chi con quelle dei genitori fa ancora da figlio”. 
“Le cose successe oggi possono essere considerate come tragedia, le urla di aiuto, le comunicazioni sopite sono vissute fuori come un cumulo di dolore, che al gruppo diventano la strada per arrivare al sorriso e sentire che la vita è una festa, e si può riscoprire  quella parte della stessa vita che viene tagliata quando capitano le tragedie.”
“Bisogna solo avere il coraggio di OSARE”.


Prorompente e di rilevante importanza è il titolo scelto da C., la figlia maggiore di S. B., che accompagna il gruppo nello snodo di teorie:
“La tragedia dietro un sorriso”.
Si conclude infine la seconda giornata seguita da plausi e stanchezza, comune per chi ha tenuto la mente in viaggio.

Elena Ilona Verna Aleksandrovna
Luna” e
Mila Donati.