martedì 15 aprile 2014

Aula didattica globale "Gianna Stellabotte" (FG), domenica 6 aprile 2014. SETTIMANA INTENSIVA. Ultimo giorno. Bilanci & prospettive.

 

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
 Registro Persone giuridiche n. 429 
Prefettura di Foggia


SETTIMANA INTENSIVA
DELLA FONDAZIONE
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Quinto e ultimo giorno:
"Bilanci"
Aprile 2014.

Le 5 giornate si concludono con il bilancio di ciò che abbiamo vissuto, alla luce delle prospettive che possiamo vedere per concludere l’esperienza condivisa con i 60 partecipanti della settimana  e per continuare il nostro percorso di vita.


La presenza preziosa di Mariano, arricchisce il gruppo di conduttori che devotamente e competentemente ha viaggiato attraverso le nostre storie ed all’inedito scaturito dalla interazione tra noi tutti. Proprio Mariano ci invita ad ascoltare attivamente i bilanci di ognuno, continuando, attraverso le storie degli altri, a sentirci parte del tutto. Mi sento predisposta all’ascolto, più ricettiva ed aperta e, non a caso, vengo scelta per scrivere il post.

Come di consueto iniziamo questa giornata di bilancio con la canzone “Avanti tutta, Avanti!”, scritta e composta da Sandro Apollo ed oggi è Roberto Apollo che legge il testo a suo padre: parole scritte nella primavera del ’99 che ritornano alla storia di Sandro attraverso suo figlio oggi.
“Puoi ritrovarti se è quello che vuoi
pensa a te stesso ed ai sogni che hai.
Non è egoismo ma senso reale
E con il mondo sarai solidale.”
Roberto, da adulto, proverà ad essere solidale verso Sandro e ad esprimere i suoi bisogni per diventare padre di se stesso, provando a comprendere ed accompagnare il padre attivamente, con alleati di valore come Diego.


Un’altra famiglia presente in questa settimana è quella di Emanuele, con il padre Biagio e Dora la madre, i quali sono stati riconosciuti come 2 persone eroiche che dovrebbero raccontare la loro storia. La proposta di Mariano, per Emanuele, è stata di organizzare un seminario per la coppia, che circa 38 anni fa ha vissuto il peso della scelta attiva e di crescita di Biagio, rinunciando ai voti presi da prete per formare una famiglia con Dora.

Il bilancio della nostra famiglia, Giuseppe e nostro padre Giovanni, ha confermato quanto vissuto questa settimana: avvicinarci e scambiare alla pari, dedicando tempo alla relazione mia con mio padre, per riprendermi parti mancanti e per riscoprire desideri sepolti da un vissuto di solitudine e chiusura. Siamo qui a Torre a Mare già assieme, continuando ed iniziando  a conoscerci in modo diverso.

Mariano ha iniziato la giornata con l’aforisma di Nelson Mandela
“Un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso”

E’ stato un pensiero a Silvana, ricaduta nei suoi vortici e un pensiero a ciascuno dei conduttori di questa settimana intensiva, invitandoli a sognare assieme, come gruppo, nella loro specificità. 

Voglio ringranziarli tutti ed in particolare Silvia e Lara che mi hanno trasmesso tanto con la loro presenza, Silvio e Graziana presenze attente e devote in ogni momento e Gaetano, che per la prima volta ho visto in conduzione e che già dalla scorsa settimana intensiva è riuscito ad esprimere la sua profondità senza esuberanza e, avendo mitigato il dolore, è riuscito ogni giorno ad aggiungere un pezzo, che già si integrava nella sua storia dal giorno successivo.
Per me è ancora difficile riconoscere la pienezza dei suoi cambiamenti, ma ci sono e si sentono e sono stati riconosciuti da Mariano e Graziana a fine giornata.


Lo stesso pensiero di Mandela è stato donato e dedicato a Francesco D. che in questa 5 giorni si è mostrato a tutti noi, dedicandosi tempo e facendo brillare parti sue bambine; ha dato risalto alle storie più ai margini, più nascoste, come la storia che ha vissuto. Ha regalato a sé stesso e a noi gioie semplici ma essenziali; con continuità si è avvicinato ad Isidore ed al bambino che lui è stato, donandosi/gli una figura paterna presente ed amorevole che ogni bambino merita di avere.


Veronica

lunedì 14 aprile 2014

Aula didattica globale "Gianna Stellabotte" (FG), sabato 5 aprile 2014. SETTIMANA INTENSIVA. Quarto giorno. Ring...

 
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Quarto giorno:
"Ring"
Aprile 2014.
 
Oggi è la giornata dedicata ai ring, fisicamente rappresentati da un tappeto ed un lenzuolo stesi per terra. Su questo spazio vengono di volta in volta chiamate le persone in trattamento con i propri accompagnatori.
 

E' uno spazio di con-fronto, utilizzato per affrontare insieme i nodi relazionali. Si inizia sempre dal mettere in evidenza il positivo per poi trasmettere anche il negativo.
 
In questo modo, questo spazio diventa anche un luogo di ricostruzione, all'interno del quale il negativo è visto come momento di crescita. Un modo per addrizzare il tiro, sciogliere i nodi di dolore, delusione e rabbia che ci ostacolano nel cammino verso la salute, per arrivare poi a ricomporre e creare nuove modalità di essere, di vivere in maniera globale.
 

Dai ring di oggi sono emerse dinamiche familiari, di coppia e del rapporto genitori-figli

Dal con-fronto fra V., G. e G. è emersa la figura di un padre che ha dato molto alla famiglia in termini di benessere economico e stabilità ma poca presenza affettiva. Questo ha portato ad una sofferenza dei figli, in particolar modo alla chiusura della figlia più grande. Al termine del con-fronto i tre componenti si sono mostrati tutti ben predisposti ad accogliersi l'un l'altro, impegnandosi a costruire su nuove basi.
 
Dal con-fronto fra L. e T. è emerso il dolore sepolto della moglie, risalente al periodo delle gravidanze, durante le quali si è sentita sola, non accompagnata in questo delicato momento della sua vita.
Da tutte le altre dinamiche famigliari è emerso che spesso i ruoli si scambiano, si confondono, generando squilibri difficili da sanare, quanto più si protraggono nel tempo.


In queste situazioni, capita spesso che i bisogni dei singoli componenti della famiglia non vengono ascoltati e soddisfatti.

In uno dei ring del pomeriggio è stata svelata una verità nascosta. Un evento vissuto con senso di colpa e quindi sepolto e di cui non dover parlare. Si è rivelato poi un qualcosa di grande valore che potrebbe divenire ora punto di orgoglio per tutti i componenti della famiglia. 


A conclusione di questa giornata si è scoperto il valore del con-fronto, l'importanza della comunicazione; che i punti di vista su uno stesso evento, sono sempre diversi. Con-frontandosi quindi ci si può riavvicinare e ricostruire.

Fabio e Raffaella

giovedì 10 aprile 2014

Aula didattica globale "Gianna Stellabotte" (FG), venerdì 4 aprile 2014. SETTIMANA INTENSIVA. Terza giornata. Rito & Unità didattica.

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Terzo giorno:
Rito & Quadrangolare.
Aprile 2014.


Ogni Settimana intensiva ha la sua terza giornata che solitamente viene dedicata ad un Rito di Passaggio e ad alle Prove di Coraggio.  


Silvio e Graziana ci hanno accompagnato  a scendere e sciogliere i nostri movimenti interiori e fisici con grande sensibilità. Una volta entrati  nella stanza dell'ex-CMS, oggi Aula didattica globale "Gianna Stellabotte", ci siamo raccolti in cerchio e Roberto è stato invitato a leggere l'introduzione sui Popoli delle Terre danzanti scritta da Mariano Loiacono. L'immagine che lo rappresenta è il continente americano costituito dalle due parti del Nord America e Sud America che si incontrano ed intrecciano come  in una danza  sulle acque del pianeta. I due blocchi di terra, uno bianco ed uno nero,   rimandano ai colori del tao e degli elementi opposti che nella vita come l'uomo e la donna danzano insieme in equilibrio. In seguito, accompagnati dai suoni e dal ritmo dei tamburi abbiamo cominciato a muovere il corpo, a camminare, danzare, saltare, sentire il proprio corpo ed avvicinarsi a quello degli altri; lasciarsi guidare dal proprio intuito e spirito come ha evidenziato Fabio. La libertà di spirito infatti si riflette anche nella libertà dei movimenti del nostro corpo, nel superare i nostri limiti o tabù, come ci ha dimostrato fin dal primo giorno Roberto il figlio di Assunta che con i suoi codici profondi già sviluppati e cresciuti ci insegna tanto.


Oltre ad i movimenti, il Rito è anche gridare il proprio nome, ascoltarsi, sentire che siamo con noi stessi. Proprio da questa presa di coscienza della nostra voce riusciamo ad incontrarci, riacquistiamo e dilatiamo il nostro territorio specifico. Chiamare se stessi, il proprio nome diviene la chiave di svolta per tutte le Prove di Coraggio: mette in azione a Francesca di fronte ai suoi genitori, reclamando il suo ruolo di figlia;  segue poi Monica che reclama il proprio territorio lottando con una Mila coraggiosa che le permette di capire la necessità dell'accompagnamento del padre mancatole all' interno della sua famiglia. Poi è la volta di Olivia che trova la forza di tagliare la foto di sua madre, oramai defunta, per separarsi dai suoi debiti e pesi non solo familiari ma anche fisici che ancora le stanno privando di godere della leggerezza e di ciò che Olivia solamente è. Per affermare il suo territorio Massimiliano reclama attenzione ed aiuto a causa del dolore appena vissuto con sua moglie per via della perdita di un bambino. Inoltre si aggiunge anche la responsabilità dell' arrivo di un'altra gravidanza per Sara. Con la platea che gli da le spalle Gianni Chiariello è bravo a provocare e scongelare Massimiliano inizialmente paralizzato dalla dinamica. Massimiliano affronta i tagli della sua parte maschile nella difficoltà di dire per intero il suo nome, usualmente abbreviato.
 

Il pomeriggio prosegue con un' altra prova di coraggio che vede  Giacomo e Sabrina cimentarsi nella conduzione dell'Unità didattica. Giacomo festeggia la sua nuova rinascita celebrando il suo compleanno e cimentandosi con interventi musicali che accompagneranno il  Gruppo e  Sabrina  a trasformare la Teoria in prassi e viceversa. L'Unità didattica si specchia nel Quadrangolare ideato  dal padre di Roberto Apollo. Infatti la musica della fisarmonica di Giacomo percorre tutti gli angoli mentre Sabrina sperimenta i quattro angoli della conduzione. Molto originale il suo angolo alfa nel far sedere per terra e far avvicinare tutto il pubblico. Anche Diego, molto bravo a far teoria, si sperimenta grazie all' ispirazione musicale e alla simpatia della coppia di conduttori che ci trasportano con molta leggerezza. Resta indimenticabile: 
"Sabrina, togliti dal quadrangolare!", detto da Giacomo.

Una riflessione in merito all'intruglio di cenere e acqua fatto da Graziana per il rito che ha corroso un poco la pelle dei nostri visi: ci  ha lasciato un segno che le nostre maschere si stanno rompendo (come anche le nostre nozioni di chimica). Stiamo scendendo nelle nostre parti dolorose che ci riportano verso la nostra essenza . In più resta il segno e quindi il ricordo di questa giornata che ci ha fatto fare un passo in avanti. Per me è stato un Rito speciale in cui  sono lasciato andare di più. Grazie a tutti.


Giuseppe

domenica 6 aprile 2014

Aula didattica globale "Gianna Stellabotte" (FG), giovedì 3 aprile 2014. SETTIMANA INTENSIVA. Secondo giorno.


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Secondo giorno.
Aprile 2014.



L’inizio del Gruppo alla Salute segna ancora di quanto sia importante la limpidezza del conoscere, di spiegare il Metodo alla Salute, attraverso il viaggio della vita, il Graal ed, infine con i pensieri.


Liberi, come sempre di trovare la compiutezza nelle espressioni degli stati d’animo che accomunano un po’ tutti i membri del gruppo...

Si parte con la richiesta esplicita di G. che invita suo padre ad avvicinarlo e a sentirlo attraverso il codice analogico.

Un iniziale protesta in primis; in secundum la situazione sembra calmarsi. Al padre G. viene comunque proposto di mettersi in ascolto, di stare attento alle dinamiche, di cercare chiarezza attraverso l’ascolto circa la durata del resto della settimana.

Dopo vari pensieri musicali, scritti e di alleggerimento grazie anche a R., un ragazzo "anticamente abile", che con i suoi codici antenati, sbatte in faccia verità che sotto un certo aspetto sono considerati dei tabù odierni.
Come, ad esempio l’interazione attraverso il corpo, la leggiadria con cui ciò che è considerata una "ferita metastorica", la parte più tagliata viene sacralizzata.

Altri scambi sono nati tra F. e S., marito e moglie e, che per un momento hanno condiviso attimi di sollazzo guidati dal ritmo della musica e dalle risa.

Si passa alla fase delle comunicazioni che, come spesso  capita i primi giorni scivola imminente nelle immersioni e l’aria è carica. Si tocca la coppia di S. e M. , che già dal giorno prima ha manifestato un dolore profondo ed un legame simbiotico ad incastro con L., figlia di 3 anni, la stessa che respira le mancanze della coppia, i loro nodi.

La bambina trova accoglienza nel Gruppo, particolarmente tra le braccia di I. nelle quali si addormenta.

Altro punto fermo, degno di nota è quello di D., che riferisce di aver parlato al telefono con suo padre, S. e si sente di accoglierlo finalmente nel positivo, dati certi trascorsi burrascosi.

Lui sente la mancanza del codice analogico e bio-organico che percepisce di non aver mai avuto prima dei 14 anni. Emerge, inoltre, un grido di richiesta di soddisfare bisogni di un figlio mai visto, cercandone il sostegno nei padri del gruppo i quali, numerosi accolgono l’invito assieme ai tanti figli. Compresa R., figlia a sua volta, con le medesime mancanze.

Si inizia a creare un vero "utero devoto" e sacro attraverso interazioni corporee ed emozioni profonde.

Sussegue la dinamica breve tra S., e suo figlio I. Già precedentemente separati.

F. non riesce ad immergersi completamente, tanto è preso dal dolore per la perdita recente del padre e quella di suo fratello, disagiato e assente. Non si permette ancora di immergersi, di toccare "punti metastorici" in quanto, negli anni addietro rappresentava il faro, il punto di ancora e salvezza della propria famiglia.


In D., altra figlia, emerge il bisogno di essere figlia ancora prima di far da madre a sua madre, e rappresenta un'altra ancora di salvezza, punto di simbiosi in cui emergono uguali i meccanismi di F.

G. viene invitata a mettere fuori il suo dolore, nel quale afferma di non voler esserci più né per M. e né per suo fratello; ha espresso il suo star male, un grido di disperazione accumulato in tanti anni, e il non volersi caricare di ulteriori pesi.

Viene accolta da S. con sapiente tocco di empatia e di paterno che riesce ad accompagnarla nel suo grido, standole vicino.

Pausa pranzo: 13:30-15:00.

Si riparte riposati, andando ad avanzare con la parte della Teoria, che spiega i meccanismi al fine di essere chiariti ed esaustivi per ogni dinamica, trovando un Fondo comune.
G. invita D. all’interno, a dire il motivo del rifiuto di stare nel Gruppo e di parteciparvi.
Affiorano i primi dissapori, D. ha trovato le stesse modalità esterne di un adulto che lo obbligava a fare delle cose nello stesso G., a sua volta molto solidale che si offre di accompagnarlo nella dinamica della liberazione dei mostri del passato, senza ottenere un grande successo. 

Viene invitato da D. a scegliere di andarsene o rimanere, con il susseguirsi della dinamica che lo dovrebbe portare ad essere più umile e a lasciare quelle parte onnipotenti, tanto invocate con la voce, codice simbolico.

Nelle varie storie emerge una Teoria  più che esaustiva - ed esauriente :) - di Ga. succeduto da una riflessione spontanea e personale di G.
“Spesso arriviamo con una direzione che ha preso la nostra vita. Chi dovrebbe viversi le parti figlie si ritrova con quelle genitoriali, e chi con quelle dei genitori fa ancora da figlio”. 
“Le cose successe oggi possono essere considerate come tragedia, le urla di aiuto, le comunicazioni sopite sono vissute fuori come un cumulo di dolore, che al gruppo diventano la strada per arrivare al sorriso e sentire che la vita è una festa, e si può riscoprire  quella parte della stessa vita che viene tagliata quando capitano le tragedie.”
“Bisogna solo avere il coraggio di OSARE”.


Prorompente e di rilevante importanza è il titolo scelto da C., la figlia maggiore di S. B., che accompagna il gruppo nello snodo di teorie:
“La tragedia dietro un sorriso”.
Si conclude infine la seconda giornata seguita da plausi e stanchezza, comune per chi ha tenuto la mente in viaggio.

Elena Ilona Verna Aleksandrovna
Luna” e
Mila Donati.

venerdì 4 aprile 2014

Aula didattica globale "Gianna Stellabotte" (FG), martedì 1° e mercoledì 2 aprile 2014. SETTIMANA INTENSIVA. Accoglienza e primo giorno.

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Accoglienza e primo giorno.
Aprile 2014.



Ieri martedì 1° aprile 2014, alle ore 18:00, è cominciata la Settimana intensiva del Metodo alla Salute della Fondazione Nuova Specie. L’ideatore di tale metodo è il Dr. Mariano Loiacono


Perennemente in ritardo, e con la diffidenza e lo scetticismo che mi contraddistingue, mi sono recata al Centro di Medicina Sociale di Foggia, su consiglio di un’amica, per rendermi conto in cosa consistesse questo “Metodo alla Salute”, che ritiene di poter far superare alle persone dei disagi interiori senza l’uso di psicofarmaci

Appena entrata, nonostante il mio evidente imbarazzo, sono stata invitata dal Dottore a sedermi al centro dell’aula dinanzi a circa una settantina di persone, provenienti da più parti d’Italia, di cui più della metà già a conoscenza, non solo teorica ma bensì anche pratica, del Metodo. Ciò che mi ha lasciato particolarmente esterrefatta è stato constatare un approccio che permette di mettersi a contatto con le persone presenti e di coninvolgersi magari in canti e balli. In soli cinque minuti, trascorsi nel farmi domande superficiali, come ad esempio sull’età o sugli studi fatti o addirittura nella richiesta di un abbraccio o semplicemente della tenuta della mano di un ragazzo a me sconosciuto, il Dr. Loiacono è riuscito a guardarmi dentro, a fare una descrizione precisa e dettagliata della mia persona, cosa che mi ha sconvolto profondamente. Le frasi che mi sono rimaste più impresse sono state: “Hai una maschera”... E soprattutto: “Sei un sepolcro imbiancato”, espressione tratta dal Vangelo secondo Matteo:
“Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all’esterno sono belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume”.
Trascorsa la nottata in maniera un po’ pensierosa, mi accingo questa mattina ad entrare in aula. La giornata odierna, pur nell’assenza del Dr. Loiacono, è stata sicuramente proficua sotto diversi punti di vista. Innanzitutto, è stata gestita egregiamente dalle figure dei “conduttori”, cioè persone che hanno provato sulla propria pelle e beneficiato del Metodo, e che ora, dopo aver frequentato dei corsi formativi, sono in grado a loro volta di aiutare gli altri, sebbene continuino ancora ad affrontare i propri percorsi di crescita


La mattinata si è incentrata sulla trattazione di una delle quattro fasi del “Graal alla Salute” ossia quella dell’immersione, che è una fase molto delicata del percorso, dove ciascuno può, scavando, riuscire a tirar fuori quella parte dolorosa, apparentemente rimossa del proprio Io. Diverse e toccanti, sono state le esperienze raccontate e direi anche vissute insieme ai presenti. In molte di loro mi sono anche in un certo senso riconosciuta, in altre invece, ho sentito una grande distanza e un certo sconforto. 


Il pomeriggio è iniziato con la lettura di due poesie, ad opera di due ragazzi del Metodo, Francesco e Luigi, che ho deciso di riportare integralmente. Eccovi la prima: 
“Se pensi di aver vinto, fermati a riflettere con maggior attenzione, scoprirai allora di non aver superato l’ostacolo e raggiunta la meta, ma, solo, purtroppo, di aver finalmente raggiunto la consapevolezza di essere ancora una lumaca, che, per andare avanti, ha bisogno di guardarsi tante volte indietro e di respirare ancora, sempre, la bava che, rimasta indietro, si dilegua e scompare come le onde del mare sul litorale del nostro mare”.
Ed ecco la seconda:
“Una luce si accende è sera e le stelle brillano, il mare si confonde con un briciolo d’amore, in campagna suona un violino dolce armonioso come un  ramoscello che vuole amore”

Poi, si è proseguito con la trattazione della teoria, dal greco vedere-osservare-contemplare, fondamentale per la riuscita del Metodo alla Salute, in cui ci è stata illustrata la quadripartizione dell’approccio del Metodo alla Salute. La prima fase è dedicata ai “pensieri antenati”, che è poi quella che serve a sciogliere il ghiaccio, in cui possono essere d’aiuto anche i balli ed i canti, dove ognuno porta con sé qualcosa dall’esterno; la seconda è intitolata “comunicazioni”, ed è quella fase in cui si cerca di approfondire la storia della persona, di raccontare un po’ più di sé; la terza fase è quella citata in precedenza e, ampiamente trattata nella mattinata, cioè dell’immersione ed infine, per ultimo, ma non certamente per importanza, c’è il “Fondo comune” che consiste nel rendersi conto che i meccanismi che regolano le diverse storie, le diverse esperienze di vita, in realtà sono gli stessi, e pertanto, è possibile trovare un fondo comune in esse. 


Concludendo, merita un ultimo accenno la fase proposta dai conduttori [il Fondo comune], consistente nell’apposizione di un titolo da parte di ciascun partecipante al progetto che racchiudesse tutto quanto detto, basato su concetti opposti ed elaborato alla luce delle esperienze vissute in giornata. Tanti sono stati i titoli proposti, uno mi ha colpito particolarmente: “Il sonno dell’emozione genera mostri”. In realtà però, è stato scelto, con mio stupore, un titolo, in parte elaborato da me ed in parte suggeritomi, che fa così: “Il dolore del ricordo. Il ricordo del dolore”. Ed è proprio così che voglio terminare questo scritto, con la speranza che affrontando il dolore, tirando fuori quella parte di me seppellita, ma, evidentemente non morta del tutto, riesca a trasformare il dolore stesso in un lontano ricordo.

Daniela e Mariangela