martedì 21 luglio 2015

Ancona (AN), domenica 24 maggio 2015. CATHIE SUMMER, LA GRANDE ANIMA DI CORINALDO!

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Registro Persone giuridiche n. 429
Prefettura di Foggia



IN RICORDO DI
WAKAN TANKA
MORNING STAR
CATHIE SUMMER,
MAESTRA DELLA
CULTURA DEI CODICI.



Per me è un onore poter ricordare una Grande Anima che ho avuto la fortuna di incontrare nella mia vita che è stata Cathie Summer. In questo articolo non scriverò dettagliatamente della mia esperienza con lei (lo farò in seguito), ma cercherò di riuscire a trasmettere con le parole la Grandezza dello Spirito di Cathie, impresa che non sarà mai possibile realizzare pienamente. 
Infatti, ricordare chi come lei ha vissuto e si è espresso come una Grande Anima, non è come ricordare chi ha ridotto la propria esistenza all’espressione parziale di se stesso, chiudendosi in funzione e ruoli nei quali, il più delle volte, pur trovando in essi una riconoscibilità positiva all’esterno, non ha vissuto la propria vita con piacere. 
Quando muore qualcuno siamo abituati a ricordarlo perché è stato un buon padre, una buona madre, un grande lavoratore, un pensatore, un eroe, un figlio sensibile o immacolato e così via, rimuovendo le parti negative che ipocritamente non vogliamo riconoscere. Invece, Cathie, non la si può ricordare dicendo che è stata questo piuttosto che quest’altro, in quanto nella semplicità di ciò che è stata c’è quel “tutto” che non si può descrivere, che chi ha avuto la fortuna di potersi relazionare con lei ha sicuramente percepito e vissuto. Non è possibile circoscriverla in nessuna categoria, in quanto qualsiasi categoria sarebbe come un bicchiere con il quale si vuole contenere il mare. In questo senso Cathie è stata per me e per chi l’ha conosciuta maestra, “maestra” è una parola che viene dal latino “magis”, che significa “di più”, ossia chi è “di più” rispetto a noi, inteso non come chi conosce più informazioni, ma come chi esprime una profondità di vita maggiore. Infatti, siamo abituati a vedere come maestri i sapientoni intellettuali immagazzinatori di tante informazioni astratte, in realtà il vero maestro è chi, come Cathie, per vivere non ha bisogno di informazioni esterne astratte, perché ha già dentro di sé tutte le informazioni necessarie per essere ed esprimere pienamente la propria specificità, l’INfinito DInamico COmplesso della propria anima. Se mi sono e ci siamo affezionati a Cathie è perché attraverso di lei abbiamo visto ciò che potremo essere ma ancora non siamo capaci di essere. Cathie ci ha ricordato l’Infinito che siamo anche noi, la nostra unicità dalla quale ci siamo allontanati. Quando abbiamo riso grazie a lei, in realtà abbiamo riso per non piangere le parti nostre che non esprimiamo più, abbiamo riso perché attraverso di lei abbiamo vissuto indirettamente ciò che anche noi desidereremo essere ma non sappiamo più essere, per paura di uscire fuori dai solchi in cui abbiamo chiuso la nostra vita. Per questo, nella mia esperienza con Cathie, sono stato sempre io a sentirmi disabile rispetto a lei, che ha espresso continuamente la specificità del suo essere con magnifica armonia e con l’orgoglio di un guerriero Sioux.

Quando ho visto Cathie morta nella bara la prima cosa che mi ha colpito è stata la sua espressione del viso, come se, anche da morta, continuasse ad essere orgogliosa di se stessa e a dirsi da sola, così come era solita fare, “I love myself” ossia “Io amo me stessa”. 
Per tre giorni ho pianto sopra il suo corpo che ho abbracciato stretto e baciato tante volte così come ero solito fare quando era ancora in vita, perdere la mia sorellina per me è stato doloroso, in quanto anche se è stata la mia “adoptive sister”, ossia la mia sorella adottiva, sia nelle caratteristiche fisiche che interiori me la sono sempre sentita come se fosse una vera sorella. 
Da bambino io ero l’unico biondo della famiglia, un biondo che, quand’ero piccolo, era molto più chiaro di adesso e Cathie era l’unica che aveva i miei stessi colori, mentre i miei genitori e mio fratello hanno i capelli neri e la carnagione più scura. 
Continuamente le persone che mi vedevano da bambino mi dicevano che sembravo un “inglesino” e, per questo, io mi sentivo simile a Cathie e credevo di avere qualche legame con l’Inghilterra, tanto che quando mia madre mi presentò per la prima volta al Preside della Scuola dove insegnava e questo mi chiese perché ero tanto biondo io, inconsciamente, risposi che ero biondo perché mia madre andava sempre in Inghilterra, dandogli della zoccola senza rendermene conto. Il dubbio che io non sono il figlio di mio padre ma di qualche inglese con cui mia madre ha amoreggiato di nascosto mi è sempre rimasto ma non mi interessa indagare, caso mai è mio padre che avrebbe dovuto preoccuparsi. 
Comunque, tornando a Cathie, da una parte me la sono sempre sentita sorella per i nostri caratteri esteriori, dall’altra anche per le nostre caratteristiche interiori. Cathie aveva uno Spirito selvaggio come il mio e come me si è sempre sentita parte dei Popoli delle Terre Danzanti (i Nativi delle Americhe), più precisamente della tribù dei "Black Feet". Il suo nome era "Morning Star", la Stella del Mattino.
 Ricordo che una volta venne ad Ancona un nipote di Toro Seduto a presentare in un incontro pubblico la sua storia e la sua cultura. Cathie riuscì ad entrare in relazione con lui esprimendo una grande devozione nei suoi riguardi e poi riuscì a rubargli la scena parlando del Grande Spirito, esprimendo attraverso le sue parole e il suo corpo una sua spiritualità profonda che, secondo me, lo stesso nipote di Toro Seduto aveva ormai smarrito e non sapeva più trasmettere così come Cathie riuscì a fare, sbalordendo i presenti che rimasero colpiti da tanta profondità.  

Cathie, pur non essendo stata una sorella di sangue, per me è stata il familiare che ho sentito più vicino al mio modo d’essere e con la quale sono riuscito a legarmi più in profondità, per questo la sua morte mi ha addolorato e ho sentito come se avessi perso una parte di me.
 
Allo stesso tempo, però, dopo tre giorni di pianto, ho sentito che non c’era più niente per cui dovevo piangere, in quanto ho colto che se c’era una persona al mondo che aveva vissuto pienamente ogni istante della propria esistenza era proprio lei. Fino all’ultimo secondo della sua vita, anche quando ha dovuto affrontare il graduale abbandono delle sue funzioni vitali, Cathie ha saputo godere di se stessa e di ogni piccola cosa che poteva ricevere e assaporare, anche stando immobile nel letto per intere settimane. Quando ebbi modo di starle vicino in questa parte finale della sua vita, ho notato come Cathie riuscisse a continuare a vivere tutte le sue emozioni indipendentemente dalla situazione che stava attraversando, come se per lei il passaggio dalla vita alla morte andasse semplicemente vissuto per ciò che era, senza farsi prendere dalla paura di perdere. Quella che uno scienziato grossolano potrebbe interpretare come una sua incapacità di consapevolizzare la morte, in realtà è proprio il contrario, ossia è la piena consapevolezza di vivere ciò che è la vita, che può essere espressa ed assaporata fino all’ultimo secondo per ciò che è in quel preciso momento. Anche se ferma nel letto e addolorata dalle piaghe, fino all’ultimo Cathie ha continuato a vivere il piacere di comunicare con se stessa, come fosse una risorsa inesauribile e continuamente rinnovabile. In questo, per me Cathie è stato un esempio di vita eterna, non nel senso di continuare a vivere dopo la morte ma nel senso di saper vivere e godere della propria specificità in modo continuativo. Dopo aver pianto tre giorni, ho sentito che Cathie doveva diventare per me da presenza “fuori” a presenza “dentro”, ossia che non aveva più senso dispiacermi per la sua morte ma farla diventare la "Morning Star" per la mia vita, ossia la Stella del Mattino che mi può aiutare ad orientarmi per vivere più pienamente la mia vita. Oggi sento che oltre a diventare la Morning Star per me, Cathie lo può essere per le tante persone che l’hanno conosciuta e anche per quelle che non l’hanno conosciuta, ma che attraverso il racconto di ciò che è stata vogliono sentire il suo Grande Spirito come una presenza “dentro” che li può accompagnare durante la propria esistenza. Lo Spirito di Cathie per me ha espresso la vera purezza, non perché senza peccato, ma perché espressione piena della propria specificità ed è in questo che lei può continuare ad essere esempio per quelli che come me vorrebbero essergli simile. Infatti, non mi interessa vivere una vita per non macchiarmi di peccati ma preferisco viverla per poterla gustare nella sua profondità, così come ci ha mostrato la mia grande sorellina. Credo che sia stato un grande onore che Cathie abbia vissuto molto tempo della sua vita in Italia e sia morta nella città di Corinaldo, dove il suo corpo è stato sepolto ai piedi di un cedro. Onore di cui dobbiamo essere grati a un’altra grande donna corinaldese che è mia madre Anna, la quale oltre ad aver ospitato Cathie per tanti anni, l’ha accompagnata con enorme amore e devozione materna fino la morte

Corinaldo – Veduta
Foto di Enrico90p

Per questo motivo, sento di dover fare una proposta al Comune di Corinaldo, che spero non verrà interpretata come dissacrante, in quanto il suo scopo non è quello di andare contro ma di aggiungere.
Corinaldo è una città famosa in quanto è la città natale di Santa Maria Goretti, una Santa importante per la chiesa che prima attirava moltissimi fedeli e, per questo, era meta di tanti pellegrini che andavano a visitare la sua casa natale. Tuttavia con il passare del tempo Santa Maria Goretti ha perso gradualmente l’appeal che aveva negli anni precedenti, essendo stata superata da altri santi che oggi richiamano di più l’attenzione, fino a diventare quasi sconosciuta. 
Credo che oggi, oltre a Santa Maria Goretti, Corinaldo possa diventare la Città di Wakan Tanka (Grande Spirito in lingua Lakota) Morning Star Cathie Summer, un’altra grande donna che per me è stata altrettanto importante e può far tornare Corinaldo una meta di pellegrinaggio per le tante persone che si sentono a disagio. La parola disagio viene da “dis-adiacens” e significa “allontanarsi da”, ossia siamo a disagio quando ci allontaniamo da ciò che solo noi siamo, dalla nostra unica specificità. In questo senso è bello conoscere anche il significato reale della parola “santo” che ha la stessa radice della parola sacro, significa “unire”, per cui il suo significato non è quello confessionale-religioso per il quale per essere santi bisogna aver compiuto qualche miracolo, ma significa chi esprime in modo armonico l’insieme delle proprie parti, l’unità del proprio intero e, per questo, può aiutare chi si sente a disagio ad unire le parti di sé dalle quali si è allontanato.
Senza nulla togliere a Santa Maria Goretti credo che Cathie esprima al meglio questa idea di santità, in quanto nella sua esistenza ha continuamente espresso con grande armonia l’unità del suo spirito e, per questo, possa rappresentare la Stella del Mattino che può meglio orientare le tante vite di oggi che si sentono sempre più smarrite e a disagio. 
Per quanto mi riguarda vedo di più il senso di santificare Cathie rispetto a tanti santi che hanno compiuto miracoli, martiri o madonne immacolate, in quanto la ritengo uno splendido esempio di ciò che è necessario oggi per riavvicinarci alla nostra profondità.  
Bisogna essere reali nel riconoscere che l’esempio di Santa Maria Goretti sta comunicando sempre meno a chi oggi è alla ricerca di nuove prospettive e  questo lo si può constatare anche nel disagio che si sta manifestando in modo sempre più evidente proprio a Corinaldo a partire dai giovani e non solo. 
Propongo, a chi vuole aderire alla mia proposta, che si facciano due pellegrinaggi all’anno, uno il 4 agosto, giorno della sua nascita e l’altro il 19 aprile, giorno della sua morte, questi due giornate si potranno chiamare: “I love myself day”. Propongo di camminare dalla casa nel borgo dove Cathie è morta, fino al cimitero nel quale è sotterrata ai piedi del cedro. Sotto il cedro si potranno celebrare le vite di chi si sente ancora a disagio e, aiutato dallo spirito di Cathie, vuole impegnarsi a riprendersi parti proprie dalle quali si è allontanato. Allo stesso modo si potrà celebrare chi, invece, vuole festeggiare perché sente di aver ricominciato ad esprimere parti della propria specificità. Sono convinto che il Grande Spirito di Cathie agevolerà tutti coloro che la ricorderanno e gli chiederanno aiuto. Spero che il Comune di Corinaldo accoglierà la mia proposta, ma se questo non dovesse accadere, invito comunque a partecipare chi vorrà farlo, con il tempo sono convinto che anche il Comune di Corinaldo prima o poi riconoscerà in modo ufficiale questa nuova Santa che ha l’onore di ospitare.

Comunque, mi rendo conto che la mia proposta possa apparire esagerata e dipendente dal legame di affetto che mi unisce a Cathie, per questo voglio specificare meglio le mie motivazioni, avvalendomi della teorizzazione globale sui codici della vita fatta da Mariano Loiacono, riportandola a ciò che ho potuto verificare nella mia esperienza con Cathie. In modo molto riduttivo è bene fare una premessa generale da cui parte questa teoria, in modo che ci sarà più chiaro comprendere il senso di ciò che sto cercando di trasmettere. 


 

Secondo questa teorizzazione nel viaggio della vita si sono generati tre codici, il più antico è il codice bio-organico (codice delle emozioni specifiche) poi è nato il codice analogico (codice del corpo) e infine il codice simbolico.  
Mariano Loiacono ha coniato la definizione di anticamente abili invece che “disabili” per indicare le persone che, come Cathie, meglio esprimono la cultura del codice bio-organico e del codice analogico che sono i codici più antichi della vita.
 
Per comprendere meglio, passerò ora in rassegna, in modo molto riassuntivo, le caratteristiche di questi codici antichi, vedendo come Cathie ne è stata una splendida rappresentante. Credo che questo ci può aiutare a chiarire meglio perché Cathie può essere considerata una Santa per il mondo di oggi.
   


La prima caratteristica del codice bio-organico è che la vita è una vita specifica, nel senso che non c’è nessuna espressione di vita che sia uguale ad un'altra, per il codice bio-organico la vita è e basta, ha un valore nella sua specificità.
 
In questo senso per Cathie non ha mai avuto nessuna categoria simbolica con cui giudicava la vita, per lei era importante la vita come espressione in sé. Ognuno di noi che ha potuto relazionarsi con Cathie si è sentito riconosciuto non per le caratteristiche esteriori dentro le quali siamo abituati a farci vedere ma semplicemente per la nostra specificità individuale. Cathie in questo era coerentissima e giustissima, non ho mai conosciuto una donna che ha incarnato così bene gli ideali di uguaglianza di cui noi ci riempiamo tanto la bocca. Per Cathie non aveva alcun valore se noi eravamo comunisti, fascisti, bianchi, neri, ricchi, poveri, mussulmani, cristiani, anziani, bambini, lei si relazionava con noi per ciò che eravamo come espressione della nostra vita specifica. Sarebbe stata la stessa anche di fronte alla regina d’Inghilterra, anche con lei si sarebbe messa alla pari, perché Cathie si sentiva lei stessa la prima regina della propria vita, così come dovremmo saper fare tutti. Mentre noi ci sentiamo re o regine di noi stessi solo quando ci viene dato questo valore dall’esterno, Cathie non ne aveva alcun bisogno, lei sapeva darsi valore semplicemente per essere espressione della sua vita specifica. Non ho mai conosciuto in vita mia una donna tanto autorevole!
 
Un’altra caratteristica del codice bio-organico è che la vita è una vita concreta, è una vita che si può vedere, osservare, toccare e quindi non può vivere di cose virtuali o di idee, ma ha bisogno di cose concrete per poter vivere. In questo senso per il codice bio-organico la vita è qui ed ora, è una vita senza tempo, non vive il “chrònos (parola che indica il tempo cronologico), non esiste una programmazione di cosa si farà nel futuro ma ha delle esigenze specifiche, concrete nel momento in cui le sta vivendo.
 
Cathie era un test sulla profondità della concretezza della relazione, sentiva se la relazione con lei era basata sul pietismo o se si aveva paura di lei, non bastavano gesti formali, voleva delle cose concrete per la sua specificità, non si faceva imbrogliare dalle parole, capiva subito se eravamo veri con lei o se stavamo fingendo. Aveva un vero e proprio radar con il quale riusciva a sgamare come stavamo, non so quante volte sono rimasto sbalordito da come riusciva a cogliere ciò che stavo vivendo. Con lei era impossibile barare, era inutile fare la parte, se ti avvicinavi tanto per farlo ti respingeva senza neanche calcolarti, se ti avvicinavi ed eri triste o arrabbiato per qualche motivo ti guardava negli occhi e ti chiedeva “What happened to you?” (“Cosa ti è successo?”), avrebbe stravinto qualsiasi gara con qualunque psicologo di questa terra. Inoltre esigeva dinamiche concrete rispetto a ciò che viveva in quel momento, non gliene fregava niente se gli dicevamo “Ti amerò per tutta la vita”, verificava se eravamo in grado di amarla in quel preciso momento, altrimenti per lei eravamo aria fritta. In questo senso per lei i ruoli erano funzionali alla dinamica concreta che si metteva in atto. 
Nella mia esperienza con Cathie sono passato dall’essere il suo “adoptive son” (figlio adottivo) quando intendeva sposarsi con mio padre e fare fuori mia madre, all’essere il suo “adoptive brother” (fratello adottivo) quando fallì il suo progetto di matrimonio, poi passai ad essere il suo “real brother” (fratello reale) fino a promuovermi (anche se solo in via ufficiosa e in alcuni momenti) addirittura  come “Daddy” (papà) negli ultimi mesi della sua vita. 
Mentre noi viviamo con dei ruoli prestabiliti incontradicibili, per Cathie i ruoli erano frutto della dinamica che mettevi in atto ed era prontissima a disconoscerti nel momento in cui non ti comportavi più come fratello, padre, madre o amico.  Per lei i legami di sangue non avevano reale valore ma ciò che contava era la relazione concreta. Questa è stata una sua bellissima caratteristica che ci dovrebbe insegnare anche a noi a vivere le relazioni in modo aperto e molteplice, al contrario di come siamo abituati a fare. Che grande rivoluzionaria mia sorella!

 

Un’altra caratteristica del codice bio-organico è che la vita è una vita continua, la vita per poter vivere non si può sospendere, deve essere organica, cioè deve lavorare continuamente per non morire.

Cathie valutava la continuità della relazione non in base alla quantità del tempo cronologico che si trascorreva con lei ma alla qualità e concretezza della dinamica con cui si entrava in relazione con lei. Per Cathie non era importante quanto tempo stavi con lei ma come ci stavi. Infatti, chi è entrato in relazione profonda con Cathie, avrà potuto verificare come lei era in grado di mantenersi in relazione anche senza vederti per molto tempo, attendendo il momento di potersi rincontrare. Mentre noi nelle relazioni abbiamo bisogno di continue conferme, Cathie riusciva a vivere e a gustarsi pienamente le relazioni per lei importanti anche senza vedersi per tantissimo tempo e, ogni nuovo incontro, per lei era una vera festa che poi la alimentava per tanto altro tempo ancora. Ricordo bene come comunicava continuamente dentro di sé con le persone per lei importanti, mantenendosi continuamente in relazione con tutti. Mentre noi spesso ci scordiamo anche chi ci ha voluto bene, Cathie non scordava mai chi era entrato in relazione profonda con lei, continuando a farlo vivere dentro di sé. Chi è entrato in relazione profonda con Cathie sa che per lei siamo stati presenze “dentro”, mentre noi ci siamo scordati molto spesso di lei, Cathie ha continuamente mantenuto una relazione con noi. Non ho mai visto espresso da nessuno l’amore che era capace di esprimere Cathie.

Un’altra caratteristica del codice bio-organico è che la vita è una vita globale, la vita è organica nel senso che non può far crescere o tutelare solo una parte ma deve tener conto di tutte le variabili dell’ambiente e di tutte le esigenze dell’organismo altrimenti muore.
 
Cathie era sensibile a tutte le variabili del contesto in cui si trovava e teneva conto di tutte le sue esigenze. Questo non significa che non dava importanza alla parte che riceveva ma che preservava sempre la globalità dei suoi bisogni, ai quali non era disposta a rinunciare. In questo Cathie era di una tenacia e testardaggine incredibile, con lei non si poteva contrattare, quando sentiva che il contesto non era devoto alla sua vita era capace di imputarsi fino a quando le sue esigenze non venivano soddisfatte. A differenza di come siamo abituati noi non si svalutava per qualsiasi ragione al mondo, quante volte l’ho odiata per questo! Per esempio era impossibile convincere Cathie ad essere frettolosa, la mattina doveva curarsi il proprio corpo per ore massaggiandosi e spalmandosi la crema con estrema devozione, facendo versi con cui esprimeva la propria goduria e sbattendosi le palle se da fuori della porta ti agitavi pregandogli di muoversi. Oppure, quando mangiava, doveva gustarsi lentamente ogni morso come se fosse il primo ed unico morso del suo pasto. Quante serate ho passato con lei in pizzeria ad attendere ore che finisse la sua pizza e, quando provavo ad intervenire dicendogli che era tardi, lei mi rispondeva “I don’t care about you”, ossia “Non me ne frega niente di te” e continuava a gustarsi la pizza come se io non esistessi. Non ho mai conosciuto una donna così tanto tenace.
 
Un’altra caratteristica ancora del codice bio-organico è che la vita è una vita "autopoietica", è una vita che ha in sé il proprio progetto, il proprio programma. "Autopoiesi" è una parola composta da “autos” che significa “da sé” e “poies” che significa “fare”, significa che è un organismo che si modifica, cresce, si adatta a partire da esigenze interne. Se trova qualcosa che lo fa vivere ripete la stessa cosa senza stancarsi mai perché ogni volta è come fosse la prima.
 
Cathie riusciva a vivere emozioni intense con cose molto semplici, che all’esterno potevano sembrare banali. Poteva ripetere la stessa esperienza tantissime volte come se ogni volta fosse la prima. Per Cathie non era importante il cellulare, il computer, bere vino, fumare una canna, andare in discoteca, a teatro, al cinema o fare shopping per riuscire a stare bene, perché per lei anche la stessa cosa ripetuta tutti i giorni aveva un significato diverso ogni volta che la viveva. Il cibo aveva un sapore unico ogni volta che lo mangiava, così come anche un bicchiere d’acqua per lei aveva un valore particolare ogni volta che lo beveva. Era bellissimo vedere come godeva di parti della vita a cui noi non diamo più per niente valore, sapendosele gustare con tutta se stessa. Quante volte l’ho sentita esclamare “I love it!” mentre si gustava un gelato, oppure “I love him!” mentre si godeva le carezze e i baci di qualcuno.
 
In un mondo sempre più virtuale se recuperassimo la sobrietà che aveva Cathie andrebbe in crisi l’intera economia mondiale!
 
Un’altra caratteristica del codice bio-organico è che è che la vita è una vita che vive più di cose vissute che di consapevolezza, il rapporto con la realtà è totale nel senso che in quello che vive c’è tutto, non ha bisogno quasi per niente della consapevolezza-coscienza. La vita del codice bio-organico è una vita che non ha bisogno di informazioni, ma ha bisogno di vita vissuta in cui trova tutto ciò che gli serve.
Cathie non aveva bisogno di informazioni o di astrazioni perché nella vita  vissuta trovava tutto ciò di cui aveva bisogno.
 
Infine Cathie, oltre ad essere stata una splendida rappresentante della cultura del codice bio-organico lo è stata anche della cultura del codice analogico. “Analogico” deriva da “ana-logos” che significa “raccolgo e scelgo di nuovo”, nel senso che corrisponde ad altro, è conforme ad altro, ha una relazione con un altro. Il codice analogico corrisponde, quindi, al codice bio-organico, il corpo è infatti la parte visibile del codice bio-organico, è attraverso il corpo che si riesce a comunicare la forza, la salute, o la debolezza, la malattia, il malessere e tutta la gamma delle nostre emozioni.
Era incredibile e meravigliosa la capacità che aveva Cathie di comunicare le proprie emozioni attraverso il corpo. Muoveva il suo corpo apparentemente goffo con un’armonia e una femminilità che non ho mai visto espressa in nessun altra donna. Rimanevo sbalordito quando la vedevo danzare e riusciva a creare continuamente movimenti nuovi inventati da lei, ognuno dei quali aveva per lei un significato profondo. Quando Cathie danzava sembrava che riuscisse a collegarsi con le forze di tutto l’universo, la sua non era una semplice danza ma un modo di collegarsi a qualcosa di più grande che non ci è possibile vedere. Non ho mai visto una ballerina tanto meravigliosa! Che grande sorella che ho avuto! Oltre alla danza Cathie esprimeva le sue emozioni in ogni gesto, ricordo i suoi sguardi con i quali riusciva a trasmettere in un modo incredibilmente intenso gioia, dolcezza ma anche rabbia e minaccia. Ricordo quando da adolescente mi sentivo disperato e incazzato e Cathie mi donava i suoi massaggi meravigliosi, riuscendo con le sue mani magiche a calmarmi e a consolarmi. Non ho mai visto in vita mia qualcuno che ha saputo essere tanto comunicativo con il corpo così come lo è stata Cathie. Per Cathie il corpo era sacro e lo curava con enorme dedizione e si sentiva bellissima anche se esteticamente non era certo Kim Basinger! Che splendida sorella!
 
Penso che dopo aver passato in rassegna le caratteristiche dei codici antichi e aver riconosciuto come Cathie ne sia stata un esempio meraviglioso, si comprendano meglio le motivazioni per le quali ho proposto la santificazione di Cathie e spero questo sia servito a chiarire le idee anche a chi era scettico e pensava che la mia proposta non fosse fondata. Comunque chi si ostina a non voler accogliere la mia proposta si tenga pure strette le sue convinzioni, io ritengo che mia sorella Wakan Tanka Morning Star Cathie Summer ha un grande valore in un mondo, quello attuale, dominato dalla cultura simbolica, in cui il sociale vive di virtualità e la vita specifica non ha più valore se non quello derivato dai soldi. Se quindi, invece di vedere Cathie per la sua mancanza di abilità rispetto alle funzioni simboliche e astratte, la vedessimo come espressione del codice bio-organico e analogico, che sono i codici che oggi abbiamo più smarrito, scopriremmo che Cathie è stata una vera Maestra della cultura dei codici che per più tempo si sono espressi nel viaggio della vita e che siamo noi, cosiddetti “abili”, i veri “disabili” nell’espressione della cultura di questi codici. Il nostro star male e il disagio sempre più evidente in tutto il mondo indica proprio il nostro allontanamento dall’espressione di questi codici antichi, dei quali invece mia sorella Cathie era super-dotata così come lo era la sua eroina Wonder Woman. Per questo credo proprio che Cathie possa essere la Morning Star verso cui dobbiamo tendere in questa particolare fase storica in cui la vita si manifesta sempre più frantumata e a disagio.
 
Cara sorellina, per quanto mi riguarda io mi impegnerò in questo senso e cercherò di farmi orientare dal tuo esempio. Sono immensamente grato a nostra mamma Anna che mi ha donato la tua presenza nella mia vita e immensamente grato alla vita per aver avuto vicino una Grande Anima come te. Ti amo tanto tanto tanto e ora che ti sto salutando sto versando tante lacrime nel mio computer perché desidererei tanto poterti abbracciare stretto così come ero solito fare. Ora non si può più fare, ma il tuo spirito è dentro di me e mi scalda il cuore.
 
Ti amo tanto, 

Your brother SILVIAGGIO

venerdì 17 luglio 2015

Celle SanVito (FG), sabato 11 luglio 2015.VII EDIZIONE DEL PROGETTO RAINBOW.ULTIMO GIORNO E BILANCI.





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BILANCI FINALI
ANDANDO VERSO...
 


Ogni scusa è bona per prendermi spazio.
Lo faccio perché c'era il vuoto, su questa importante giornata, i bilanci della settima edizione del Progetto “Rainbow”, che si è svolto a Celle San Vito il paese più piccolo della Puglia, dal 28 giugno al 12 luglio.




Arrivare a Celle con quel gran caldo è stato ristoratore, già solo per la posizione in altura e per la freschezza: le stradine scomode di poche case, molte con rovi di rose grossi quanto le porte delle abitazioni basse.
Poi, dopo un viaggio pesante, perché oltre al piano del piacere legato alle storie delle persone dell'associazione e non, quel bilancio mi coinvolgeva su altri piani: con Gaetano, la sua famiglia d'origine, equilibri esterni a me...ma anche no.
Quindi, arriviamo alle 11,30 circa.




I volti freschi dello stare nelle “celle” per 15 giorni; i volti stanchi di chi forse ha “studiato” troppo in cella; i volti non volti...


L'accoglienza a quell'ora già avanzata, continuava: 
abbiamo assistito alla performance di Arte globale del Graal delle profondità



Cristian Orazi-puf entra danzando e cerca: la nascita, l'inizio, l'origine e scruta, annusa, ride...e invita,  prendendo per mano Valentina Loffelhoz: il Puf.


 Daniela-puk la attorciglia e la stende; Monica-pus la risveglia e  Raffaele-pum ci stende tutti...dalle risate!!!


Iniziano così i bilanci condotti da Nicoletta e Cristiano, assieme  ai protagonisti della “performance sulla profondità” anche coordinatori del progetto Rainbow.


 I tre adolescenti vengono festeggiati ed accolti per primi: i più giovani, uno degli elementi-spirito di questa edizione. E (ne) erano fieri.
Si inizia con Leonardo: a sorpresa Michela entra "con le pinne fucile ed occhialini" ed è un'emozione condivisa.



 Poi Ludovico e la sua famiglia, che lo accoglie nella sua grandezza, sensibilità ed artisticità, come tanti del gruppo gli hanno riconosciuto!




Leonardo della Toscana, dopo pranzo, viene chiamato per il bilancio e la sua famiglia è in contatto telefonico.
Leonardo a differenza degli altri due adolescenti, è rimasto con noi, non era lì presente la sua famiglia ed è ripartito la domenica assieme a Melania, come tutti gli altri partecipanti del progetto. 



 E' stato bello conoscerlo un pò e vederlo così diverso dalla settimana intensiva internazionale di agosto 2014.




L'accoglienza dei piccoli  centri, rimasti per certi valori ancora inalterato, anche se fosse solo per la quiete e il contatto con la natura, la qualità dei prodotti e la affabilità delle persone, è importante per completare le esperienze di convivenza e di stacco dall'ordinario; aiutandoci nel ritorno alle radici ed alle origini,  proprie delle esperienze "intense ed intensive", che sono svestite da sovrastrutture e più vicine all'essenza della vita e dei bisogni essenziali.


Celle San Vito (FG) è stato scelto  per la seconda volta dagli organizzatori come sede del progetto; così come è stato per diverse edizioni a Sasso di Castalda (PZ), dove il primo cittadino del paese è intervenuto per i saluti istituzionali, ringraziando l'impegno del progetto per la sua comunità.





I bilanci sono andati avanti fino a notte fonda; noi eravamo in tenda a dormire, immersi nelle lucciole.
Prima di cena, l'orientamento della conduzione è stato di concludere con i bilanci più urgenti; in realtà poi tutti hanno avuto modo di fare il bilancio, andando avanti fino alle tre del mattino. 
Noi abbiamo poi saputo che Giusi che aveva avuto noi ed altri amici e familiari presenti per lei, ha fatto il suo bilancio sola, allietando la compagnia e relativizzando la situazione.


 Per fortuna Olivia mi aveva rubato nel pomeriggio il dono per Giusi, così la parte nostra era almeno arrivata dalla mano giusta. (due biglietti per il concerto di Fiorella Mannoia al castello di Barletta).

Al mattino ce ne siamo andati a scaglioni...l'aria del posto ci scacciava, è stato difficile salutarsi, capire dove andare, dove...


Così è, mica finisce qui?

Ringrazio Gioele per avermi parlato del  pensiero  (che riporto qui sotto) che Raffaele ha letto in apertura dei bilanci, quando noi eravamo ancora in viaggio.
E ancora ringrazio Gioele per le risate condivise. 

E ringrazio Cindy che mi ha proposto di scrivere il post, la mia “datrice di postura”.
Me che l'ho accettato e chi mi ha raccolto col cucchiaino...


“Quando ho varcato la porta camminando verso il cancello che mi avrebbe portato verso la libertà, sapevo che se non avessi lasciato dietro di me l'amarezza e l'odio, sarei rimasto ancora in prigione."

Nelson Mandela
 



Veronica

giovedì 16 luglio 2015

Celle di San Vito (FG), venerdì 10 luglio 2015. VII° PROGETTO "RAINBOW". Dodicesimo giorno ed ultimo giorno di navigazione prima del bilancio finale.

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Prefettura di Foggia



VII° PROGETTO "RAINBOW". 
DODICESIMA GIORNATA.
 
 
 
Questa mattina tardi siamo andati a visitare la Masseria a Troia. Ad aspettarci c’era Giovanni, il responsabile dei lavori insieme a Barbara ci hanno fatto visitare lo stabile a lavori avanzati passando prima per la sala convegni, poi  per la sala lettura-archivio, la cucina, la mensa e il piccolo alloggio fino al "solarium". Ad ogni locale è stato dato un nome specifico.
 

Nel pomeriggio siamo andati a fare visita a Zio Gaetano ebanista uomo sensibile Me.Me. della cultura contadina e autore di diversi libri con delle competenze ormai perse tipo la scrittura in stampatello fatta a mano. Accogliendoci calorosamente e con spirito ironico nella sua bottega, Inizia  polemizzando che il nostro disaggio è dovuto al nostro individualismo cosa che una volta c’erano valori condivisi da tutta la collettività e del proprio ruolo lo si viveva come una missione. Criticando con forza la classe politica attuale perché gode di diritti spropositati essendo incapaci di aggregare su dei valori. Si è soffermato molto sulle soluzioni virtuali tecnologiche, cosa che una volta non esistevano e si aveva un rapporto con se stessi più profondo. Raccontò il suo incontro con Mariano e lezioni che ha svolto all’università e poi della sua vita da bambino senza genitori .
 

La giornata si è conclusa con lo spettacolo di break dance dei "3L" Leonardo B., Ludovico, Leonardo S. con la partecipazione di Francesco D.
 
 
Rainbownauti anonimi...

mercoledì 15 luglio 2015

Celle di San Vito (FG), giovedì 9 luglio 2015. VII° PROGETTO "RAINBOW". Undicesimo giorno.

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Registro Persone giuridiche n. 429
Prefettura di Foggia



VII° PROGETTO "RAINBOW". 
UNDICESIMA GIORNATA.
 
 
 
Dopo i soliti baci e abbracci mattutini, Raffaele ci invita a seguire e ballare alcune musiche, tra cui quella di Venditti Dalla pelle al cuore. Siamo invitati a vivere le emozioni dall’esterno alle profondità tramite un’esperienza teatrale ed iniziare così il 12° giorno di questo progetto, che grazie alla presenza di Adriana Velluto, vede la messa in scena ed il coinvolgimento di tutti noi in performance teatrali di "Realtea".
 
Prima di iniziare questa nuova esperienza, diamo spazio all’ascolto dello Stato quiete di alcuni di noi.
 
Il primo è Flavio che condivide la sua confusione ed il suo star male, vivendosi un senso di morte per la paura-terrore di tornare nell’ordinario dove ha difficoltà (come molti di noi) a lasciare quella parte "cammello" che lo contraddistingue. Soprattutto, lontano da questa realtà ”uterina”, ha paura di sentire di nuovo il suo corpo come di cartone, a questo proposito Raffaele lo sprona ad autorizzarsi e  ad esprimere  vivendo i suoi bisogni senza fare il "cammello". Inoltre è stata sottolineata l’ambivalenza di amore-odio in tanti di noi, doniamo con un forte desiderio di ricevere e se ciò non avviene, l’amore si trasforma in odio.
 
Impariamo a rispettarci e soddisfarci prima di dover soddisfare gli altri, solo così potremo realizzare la metamorfosi da "cammello" a "leone"
 
Ciò è possibile se abbiamo vissuto una esperienza di tipo “fusionale”, se abbiamo avuto specchi riconoscenti che ci hanno fatto sentire di esistere ed essere importanti.
 
Per questo motivo, è stato ribadito che, da esperienze di Convivenze Intensive - “Conv.Inte.” - come il Progetto "Rainbow", i progetti "E. V. V. I. V. A." e "La Finestra di Babich" possiamo rivivere e riappropriarci di parti non vissute attraverso esperienze fusionali e specchi riconoscenti.
 
Assunta comunica che con la scialuppa degli adolescenti, ha sbloccato vissuti adolescenziali e si è appropriata di parti che ancora sperimenta; riconosce i suoi bisogni, che la portano a chiedere e prendere senza riuscire a dare. Inoltre ha ringraziato M. Antonietta, Luciano e Alessandro per averle fatto vedere e godere di un quadretto familiare che le è mancato e l’ha guidata facendole anche da specchio riconoscente.
 
Raffaele si è anche soffermato su come introitare ed elaborare dinamiche metastoriche che, una volta rientrati nella realtà storica, non devono illusoriamente continuare per riempire vuoti e diventare causa di incomprensioni nell’ordinario.
 
Lalitya, invitata da Monica, ha comunicato la difficoltà a mollare le sue difese-resistenze fatto di buon senso e misura - ovvero di razionalità -, perché tutto ciò che è eccessivo la disturba. Il suo vissuto post-natale fatto di atroce sofferenza fisica ed emotiva dovuta all’ospedalizzazione e alla mancanza di contatto, l’hanno privata di esperienza fusionale primordiale con la madre e questo l’ha portata a crearsi corazze vivendo il tradimento inconsapevole della madre.
 
Infine Luciano in seguito ad una dinamica con Lucia, ha comunicato il suo disagio, presente da sempre, di essere frainteso nei suoi atteggiamenti relazionali. Ha riferito che questa modalità deriva dalla ambiguità della madre nei suoi confronti.
 
A questo punto Daniela interviene! Presenta Adriana Velluto e la invita a prendere in mano la situazione iniziando il nostro laboratorio teatrale. La ringrazia della sua generosa presenza ed elogia la sua capacità di guidarci, con leggerezza, nella magia del teatro.
 
Raffaele ci invita a toccare la nostra capacità di far festa, partendo da noi stessi,  suonando la nota della festa essendo ognuno protagonista ed attore delle proprie parti bambine. Siamo invitati ad esprimere il nostro P. U. M. (Potenziale Uno trino Metastorico) attraverso il teatro.
 
Adriana ringrazia esaltando il valore di questo progetto ed invitandoci a vivere questa esperienza di laboratorio teatrale con leggerezza e vitalità, perché fare teatro è vita, è stata la sua gioia di vivere fin da bimba. All’età di 6 aa, rimasta orfana di padre, ha vissuto molto nella fantasia, immaginando di essere attrice della sua vita.
 
Iniziamo finalmente gli esercizi di laboratorio teatrale: 
  1. camminata a varie velocità, nello spazio disponibile tenendo, conto della presenza di tutti i partecipanti;
  2. scioglilingua con varie intonazioni;
  3. vocalizzi con respirazione scandendo varie vocali;
  4. attribuzione per ognuno, da ognuno, con spontaneità ed immediatezza di aggettivo qualificativo
 
Infine siamo stati divisi in 4 gruppi ed ognuno con un compito da realizzare.
 
Portare in scena quattro drammatizzazioni diverse.
 
  1. LA NASCITA  (Alberto G., Melania, Flavio, Mila, Alberto Z., Leonardo e Sandra).
  2. L'ADOLESCENZA (Luciano, Rosanna, Giuliana, Francesca, Monica e Assunta). 
  3. IL MATRIMONIO (Francesca, Rossella, Cristian, Daniela e Lalitya).
  4. LA VECCHIAIA E LA MORTE (Michele, Alessandro, M. Antonietta, Giovanni, Titta, Leonardo S., Raffaele e Lucia).
 
Tutti e quattro i gruppi hanno preparato la loro scenetta, dando ad ogni componente un personaggio in modo da essere tutti in scena.
 
Il risultato è stato esilarante e divertente per tutti, sia nella preparazione che nella rappresentazione per gli attori e per gli spettatori.
 
La serata è terminata fra musiche e danze, con alcune di noi a preparare i dolci per il compleanno di Francesca L.
 
Lalitya e Luciano

martedì 14 luglio 2015

Celle di San Vito (FG), mercoledì 8 luglio 2015. VII° PROGETTO "RAINBOW". Decimo giorno.

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Registro Persone giuridiche n. 429
Prefettura di Foggia



VII° PROGETTO "RAINBOW". 
DECIMA GIORNATA.
 
 
 
Per questa giornata i coordinatori decidono per una mattinata libera; c’è chi si dedica alla pulizia degli ambienti, chi allo scarico dei file, chi all’ascolto del proprio stato quiete, chi ad ascoltare musica e chi a tirare due calci al pallone.
 
 
Nel pomeriggio è previsto il bilancio intermedio di questo progetto, alle sedici accogliamo i due conduttori esterni, Cristiano e Nicoletta con il brano Il peso della valigia di Luciano Ligabue che ci sta accompagnando in queste due settimane; a questo proposito Nicoletta ha un pensiero per Daniela che esprime l’augurio di mettere nella valigia la leggerezza e l’amore per se stessa.
 
Si continua ringraziando tutti i coordinatori, riconoscendo il loro valore in quanto generosamente stanno dedicando queste giornate alla crescita di ognuno di noi.

 
Raffaele, il capitano ed antenato del Progetto "Rainbow", ci comunica il programma dei prossimi giorni, preparandoci ad affrontare il rientro in porto della nave; mancano appena tre giorni e già nell’aria si sente il timore del rientro.
 
Le difficoltà che abbiamo avuto nell’immergerci nel viaggio, le ritroveremo al rientro in quanto ogni nuovo stato quiete, poiché inedito ci fa paura; potremmo provare il senso d’angoscia, il senso di vuoto e anche la nostalgia per quello che lasciamo.
 
Ci invita a prepararci al rientro con lentezza, ricordando che le dinamiche metastoriche vissute nel progetto vanno chiuse.
 
Nella nostra storia riporteremo il cambiamento avvenuto nelle nostre profondità che non è detto che verrà subito riconosciuto; qui Raffaele ci ricorda che Ulisse tornato ad Itaca aspetta il momento - tempo favorevole per manifestarsi in quanto anche chi è rimasto nell’ordinario nel frattempo è cambiato.
 

Il primo bilancio è della scialuppa di coppia di R. e F. che ci hanno raccontato di essere stati al mare, a cena e di aver trascorso del tempo fuori, scambiandosi coccole e affetto reciproco; la dinamica ha permesso loro di ricontattare delle parti poco vissute in quanto o negate o giudicate e di continuare autorizzandosi a viverle.
 
Il bilancio di L. ci fa riconoscere che i meccanismi “Sirena” al positivo nascondono una grande fragilità perché ci si attiva per primi per essere visti nella vita; la scialuppa tutta al femminile è stata importante in quanto le ha permesso di vedere il suo bisogno del padre e ora prova a viversi questa parte accompagnata da Luciano.

 
La sensibilità di Nicoletta ha colto la necessità di far parlare A. che per la prima volta in questo Rainbow ci comunica le sue emozioni attraverso la lettura di una pagina del suo diario; anche se è il pomeriggio dei bilanci, Cristiano coglie che è il momento favorevole per spingerlo a mettere fuori la sua rabbia e lo mette in dinamica sostenuto da altri maschi che non si spaventano; questo permette ad A. di prendere la consapevolezza che, seppur grande, la sua rabbia non uccide ma se tenuta dentro potrebbe ingigantirsi sempre di più portandolo a restare ancorato nel simbolico.

E’ la volta di M. che già dal viso mostra la sua trasformazione; ci racconta della scialuppa in cui da enzima è diventata embrione e da embrione è ritornata enzima permettendo uno scambio profondo di un materno reciproco con G. Di questa scialuppa Raffaele riconosce la grande sacralità e ci esprime l’augurio che ognuno di noi nella propria vita possa avere la possibilità di viversi questa fusionalità che si sperimenta solo nell’"utero devoto" (accoglienza, nutrimento, piacere).

 
 
Anche il bilancio di Mila inizia ascoltando il suo stato quiete scosso dalla scialuppa con l’embrione F.; la scialuppa è stata molto impegnativa per lei in quanto l’embrione faceva molta resistenza a scendere in profondità e solo grazie alla devozione di tutti i componenti si è riusciti nell’intento; F. ha espresso la sua rabbia urlando e irrigidendosi nel codice analogico ed infine ha espresso una parte del suo dolore lasciandosi finalmente andare in un lungo pianto.

Lalitia ci comunica che la dinamica di A. l’ha molto colpita; l’aggressività la riporta ai tagli subiti da bambina in quanto non le era permesso di far vedere il proprio dolore; Nicoletta attraverso la teoria la invita a farsi accogliere nelle sue parti bambine, altrimenti non si permette di scendere nelle sue profondità dove desidera andare.

L’ultimo bilancio è di F. che finalmente riconosce di essere stato totalmente tagliato nelle proprie emozioni fin dalla più tenera età da entrambi i genitori; la sua soluzione è stata la virtualità in tutte le sue forme e ora che le ha tolte sta emergendo l’odio verso tutti e nonostante riconosca la purezza e l’amore che lo circonda in questo progetto, fa fatica a lasciarsi andare perché a prevalere è ancora la rabbia.
 
 
Al termine viene dedicato un momento ai tre preadolescenti che hanno preparato per noi una coreografia ispirata alla breakdance fatta da loro.
 
Tra applausi e abbracci ci apprestiamo a consumare la ricca cena preparata da Lucia, Mila, Titta e da chi generosamente traffica in cucina quasi tutti i giorni…. sarà Michele?
 
Il pomeriggio è stato molto costruttivo in quanto ricco di emozioni e spunti teorici anche per chi non è riuscito a fare il proprio bilancio; ringraziamo la generosa presenza di Cristiano e Nicoletta che hanno dedicato a noi Rainbownauti, oltre a questo pomeriggio tante altre energie, sia nella preparazione che nello svolgimento del progetto.
 
Melania e Grazia