venerdì 3 luglio 2015

Celle San Vito (FG), domenica 28 e lunedì 29 giugno 2015.VII EDIZIONE DEL PROGETTO "RAINBOW".



FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Registro Persone giuridiche n. 429
Prefettura di Foggia











VII° PROGETTO RAINBOW.
  ACCOGLIENZA 
E PRIMO GIORNO.


Cari lettori e lettrici,
il grande giorno è arrivato: ieri 28 giugno 2015 è iniziato il settimo progetto Rainbow (applausi, grazie!).

Da tutta Italia siamo giunti a Celle San Vito, per dare inizio a questa avventura che ci auguriamo ci aiuti a lasciare le nostre "celle" e ci aiuti a far venir fuori i nostri colori-calore (applauso di incoraggiamento, grazie!).

All’arrivo ci attendono tre dei quattro coordinatori che ci faciliteranno in questa ardua impresa (altro applauso di incoraggiamento per i conduttori).
Dopo aver visitato la struttura che ci ospiterà in queste due settimane, i conduttori ci chiamano a raccolta per dare avvio all’accoglienza: ci siamo ritrovati nel salone e Raffaele, Monica e Daniela, con l’aiuto di Cristiano, ci hanno spiegato a grandi linee l’organizzazione delle due settimane.
 
 
Durante questi giorni di preparazione, significativo è stato il contributo delle due naviganti–membrana Lucia e Daniela che hanno curato l’organizzazione logistica e i rapporti con la struttura.
 
Raffaele ha quindi dato inizio all’ascolto dello stato quiete dei partecipanti, per aiutare noi membri dell’equipaggio a salpare verso questo viaggio inedito.
È stato deciso di farci sorteggiare un numerino con rispettiva frase che ci ha indicato quale fosse il nostro posto letto… e poi tutti a cercare il proprio giaciglio, come una grande caccia al tesoro.

E la prima mezza giornata è passata… con un mix di emozioni, accompagnati da un vento favorevole


E fu mattina!
 
I più audaci iniziano la giornata con gli esercizi dei 5  tibetani, condotti da Giuliana.
I più pigri, come noi due che scriviamo, iniziano lentamente la giornata, facendo colazione molto lentamente.
Alle nove e mezza tutti pronti (o quasi) per dare avvio alle danze, nel vero senso della parola.

Abbiamo provato a risvegliare i nostri corpi con musica dance anni '80, dando vita al nostro analogico ancora un po’ intimidito.

Al termine dei balli e con una buona dose di sudore addosso, tutti appiccicati, abbiamo reso omaggio a Linda che ha creato la locandina di questo settimo progetto.


I conduttori ci hanno quindi portato ad ascoltare ed ascoltarci, facendo emergere in alcuni dei presenti bisogni e desideri che spesso non ci concediamo di esprimere.

Tra un revival di canzoni delle passate edizioni dei Rainbow e attraverso pillole di teorie ben espresse dai conduttori, ci siamo ritrovati ad accogliere alcuni degli embrioni presenti, desiderosi di calore e contatto fisico, creando un mosaico di corpi su quello che è stato battezzato da Raffaele “tappeto aureo”.
 
La mattinata è terminata con un ottimo pranzo a base di polpette preparato da validissimi cuochi (applauso per Michele, Francesco,Linda e Luciano).

 
Alla ripresa, nel pomeriggio l’equipaggio si arricchisce di nuove e importanti specificità: Sandra, Francesca, Lucia, Cristian. 

Tra i nuovi arrivati spicca la presenza di Ludovico e Leonardo nel ruolo di co-conduttori nonché mascotte di questa settima edizione del rainbow.


(applauso di incoraggiamento per queste new entry).


Dopo aver giocato simulando degli animali della foresta, Sandra legge le lettere di Silvio e Michela per Leonardo in cui gli riconoscono tutto il suo valore e i suoi passaggi.


 Al termine di questo momento e dopo avere ospitato "una star del panorama musicale internazionale", i conduttori ci fanno ascoltare tutte le proposte di colonna sonora per il progetto.

Su tutte è stata scelta una canzone di Ligabue dal titolo”Il peso della valigia”. L’ascolto della canzone suscita nei rainbownauti e nella stessa Daniela un movimento nel codice biorganico, facendoci riconoscere tutti nella fatica che ciascuno di noi ha fatto per arrivare sin qui.

  ALBUM  di L. Ligabue

Il momento è denso di emozioni, di lacrime e di lunghi abbracci.  

Raffaele “richiede l’aiuto da casa” e chiama me, Francesco, per aiutarlo a cambiare stanza. 
Io, a mia volta, decido di chiamare mio padre Giovanni, riconoscendo il suo disagio e lo invito a godersi il momento contattando anche il suo codice analagico.
Nonostante il peso della valigia, è tempo di andare respirando liberi.

Ed è con “il mio canto libero” che si concludono i lavori per questa prima fruttuosa giornata.
 

Francesco e Giusi

i primi due di una lunga serie!

mercoledì 1 luglio 2015

Pedaso (FM), domenica 7 giugno 2015. PROGETTO "LA FINESTRA DI BABICH". SETTIMO GIORNO.




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Prefettura di Foggia










V° PROGETTO
"LA FINESTRA DI BABICH".
PROGETTO DI CONVIVENZA
AL FEMMINILE.
 
VII° giorno: BILANCI.



E’ una giornata difficile per noi donne della Finestra di Babich, è una giornata di conclusione, lasciare la grandezza di questo utero così speciale e pieno di devozione per ogni singola storia nostra, oggi, domenica 7 giugno, ci rimane complesso.

E’ una giornata di sole come quelle che ci hanno accompagnato in questi giorni di progetto, ma oggi c’è un'atmosfera diversa, quasi come se avessimo bisogno di più tempo per rimanere in questa dimensione in cui cominciavamo a sentire quella piccola parte nascente di noi ancora da proteggere, quasi come se non fossimo pronte a incontrare un esterno, quasi come se ci sembrasse una invasione.



Infatti, a Pedaso, la bellissima casa aperta di Donatella, ha ospitato 80 persone, che sono venute li  come ad andare a visitare  un bambino appena nato, per farci festa perché, come ha voluto sottolineare Raffaele, la festa per quello che siamo e per le nuove parti che riscopriamo di noi stessi spesso non siamo abituati a viverla e tendiamo a rimanere chiusi nel nostro vissuto invece di aprirci verso un esterno che ci faccia transitare. 



Ecco invece,  oggi,  con l’aiuto di tre conduttori speciali Raffaele, Francesca e Ekaterina vogliamo dare valore a questa settimana di grandi miserie ma anche e soprattutto la nascita di delicate sfumature di noi stesse, del nostro originario,  che sottolineano la grandezza della nostra scintilla metastorica legata ad un ontologico che ci unisce tutte…


Ecco.
Allora la sorellanza da cosa scaturisce: da un sentirsi unite in una parte nostra che ci rende vive, che ci fa sentire le radici di noi stesse immerse nelle parti nostre più profonde, che riusciamo a esplorare solo quando abbiamo un contesto attorno a noi che ci da la possibilità di ascoltarci nel nostro dolore e nella nostra parte vitale.







I conduttori iniziano questa giornata di festa accogliendoci, noi tutte con la nostra coroncina bianca fra i capelli,  simbolo del potere che abbiamo di scegliere o rifiutare di essere la cosa più preziosa per noi stesse, cioè il proprio “originario” quello che “solo io sono”. 


 Con una musica di festa balliamo tra di noi e con chi è venuto a festeggiarci per poi ascoltare insieme strette strette il Magnificat cantato da Mina e Todo Cambia cantato da Mercedes Sosa, pezzi musicali che ci hanno accompagnato nei momenti più profondi per tutta la settimana.




Iniziamo a raccontare, una dopo l’altra per il piacere di informare i nostri parenti e amici,  quello che lo spazio solo nostro ci aveva fatto vedere e sentire di noi stesse …. sempre nello stesso giardino,  tra gli alberi  in cerchio,  il mare e il cielo all’orizzonte che ci hanno fatto da utero giorno dopo giorno tra dolori e consapevolezze … ancora li a raccontare di noi davanti alle tante persone che sono venute ad ascoltare.

È stato un momento di condivisione importante per aiutarci a ritornare, il giorno dopo, al nostro quotidiano, si sa che dopo una convivenza intensiva come il progetto la Finestra di Babich il ritorno al proprio ordinario diventa faticoso,  talvolta è importante potersi raccontare per trovare un nuovo modo di stare nella vita di tutti i giorni, per riuscire a far crescere quelle parti neonate che durante la convivenza abbiamo solo intravisto, per continuare anche con l’aiuto di chi è a casa a far emergere e crescere il piccolo semino che abbiamo piantato.

 Al pomeriggio sono stati importanti l’intervento di Eka e MariaGrazia che hanno ripreso la base teorica che ci ha accompagnato durante la settimana dando un significato più profondo al nostro raccontarci nelle esperienze che avevamo vissuto. Teoria che parte dal fenomeno vivo e che ci fa riscoprire e riconoscere parti  importanti.
L’intervento di Raffaele ha dato un punto di vista più globale rispetto alle consapevolezze raggiunte, creando le premesse per concepire un embrionale insieme femminile-maschile.



E’ stato importante riconoscere, attraverso le sue parole, che oggi è essenziale creare contesti devoti (grembi/uteri) che facciano concepire e crescere parti inedite di ogni essere umano, cioè gravidanze a cielo aperto dove ognuno può essere protagonista. 

Infatti, pur avendo genitori biologici sufficientemente buoni, oggi si fa fatica a crescere e spesso rimaniamo bloccati.







Purtroppo il senso della famiglia cambia continuamente, il senso della coppia cambia, le stesse istituzioni sono in crisi e non riescono ad essere più contesti devoti in grado di farci riprendere il viaggio della vita. 


Nelle nostre storie non ci sono stati grembi devoti  che ci hanno accompagnati a crescere. 
Oggi, per arrivare a percepire il proprio originario (specificità) è necessario  che ci siano grembi/ uteri che ci aiutino a svelare e sciogliere i blocchi storici che ognuno di noi ha dentro. 


Attraverso questo punto di vista riconosciamo quanto è bello essere grembo per altri e che altri siano grembo per noi. 
In questo il Progetto Nuova Specie dimostra che ognuno di noi, che sia donna o uomo, può contribuire a fare “Gravidanze Metastoricheper creare modi e ambienti che spingano e accolgano il cambiamento.






Oggi le gravidanze di crescita a cielo aperto le possono fare tutti”.

 


Marinella e Giuseppina

martedì 30 giugno 2015

Castiglione della Pescaia (GR), domenica 31 maggio 2015. DUEGIORNI IN TOSCANA - GIORNATA METASTORICA A CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Secondo giorno.

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Prefettura di Foggia



DUEGIORNI IN TOSCANA:
GIORNATA METASTORICA PER GIADA
E PER IL GRUPPO "TOSCANA".



La giornata di domenica è stata accompagnata da un bel sole splendente, caldo e costante!


Siamo partiti con tre macchine: nella mia eravamo io [Giada], Michela, Silvio, Francesco e Daniela; in quella di Raniero c'erano lui, Mia, Viola, Leonardo, Flavio e Kirikù; in quella di Renzo c'erano lui, Annita Patrizia e Mafalda.

Siamo arrivati a Castiglione verso l'ora di pranzo e ci siamo messi a fare un picnic in un giardino.

Lo scopo di questo viaggio era di ripercorrere delle tappe della mia infanzia ed arrivare a mia madre, andandola a vistare nel cimitero del mio paese natale. L'unica cosa che mi ero preparata era di leggere delle lettere che mia madre scrisse quando vivevamo a Londra e di leggere una lettera che io ho scritto a mia madre, Roberta. Il resto lo affidavo all'inedito, poi a Silvio e a Michela.


Ero riuscita ad arrivare senza aspettative, mi vivevo la giornata già come un gran dono prezioso anche se fosse stata solo una gita nella quale potevo condividere con i miei compagni di viaggio, un pezzo del mio vissuto.

Devo ringraziare Silvio e Michela per questo perché il bilancio che abbiamo fatto in macchina e le cose che mi hanno detto, mi hanno aiutata molto ad interiorizzare il fatto che fosse una giornata tutta per me e che avevo il diritto di prendermi tutto il tempo e lo spazio che volevo, e come volevo. È stato importante che hanno rimarcato su questa cosa altrimenti avrei fatto molta fatica a dedicarmi a me e vivermela proprio come una giornata mia, come in effetti era. Perciò già questa constatazione mi rendeva felice e mi commuoveva.


Il percorso è iniziato da casa di mia nonna, nel suo giardino ci siamo seduti tutti vicini, sul prato, ed ho iniziato a raccontare di quella casa e delle cose che mi sono vissuta là dentro, ed ho mostrato delle foto.

Sono stata contenta di aver visto immergersi anche mio fratello durante la lettura delle lettere. E sono grata a Silvio che anche lì mi ha invitata a non avere fretta e fare una cosa alla volta dandomi valore.
Quello che ho sentito già dalla prima tappa era un mistico clima di sacralità, sentivo intorno a me un accogliente rispetto, dedizione, attenzione e amore, da parte di tutte le persone che avevo intorno.

 
Dopo siamo andati con la macchina vicino al centro del paese e da lì abbiamo continuato il viaggio a piedi, verso il borgo medievale, ci siamo addentrati nelle mura e siamo arrivati alla chiesa in cui si celebrò il funerale di Roberta, nel lontano 1993.

Nonostante il racconto sia stato preannunciato dalle urla di Francesco, che litigava con una vecchina per aver pisciato sulle mura del castello, il clima di sacralità continuava ad accompagnarmi. Era come se l'utero devoto non si fosse mai disperso.
 

Ho raccontato di quella giornata, di quanto fosse stata finta e ovattata, nella quale non ho potuto/saputo/voluto neanche piangere la morte di Roberta.

Ma sentivo desiderio di procedere, Silvio lo ha colto, e ci siamo incamminati verso il cimitero.
Penso che a rendere la giornata così sacra ci abbia aiutato molto anche l'ambiente, le mura antiche di questo castello hanno un che di mistico, non c'erano turisti sul nostro cammino nonostante fosse domenica, e anche il cimitero è situato in un posto meraviglioso, vicino al castello, in cima ad una collina, dal quale si vede la palude, il mare e la pineta.

Prima ho voluto mostrare dove è stata sepolta mia madre per 10 anni, vicino ad Italo Calvino nel posto più bello di tutto il cimitero.


Dopo però è stata spostata e ci siamo seduti tutti davanti a lei nella sua nuova postazione.

Silvio con estrema calma e delicatezza mi ha accompagnata a "fare un ring" con mia madre. Non me lo aspettavo, ma non mi ha stupita. Sentivo che era una cosa difficile da fare. Ma che non volevo perdere questa occasione, soprattutto di farlo con Michela e Silvio vicino a me. E anche tutte le altre persone che c'erano. Ormai si era creato un utero pronto per farmi partorire. Sono partita dalla lettura della lettera per mia madre. Qui per me è stato bellissimo vedere come i bambini ci sono stati dall'inizio alla fine, con curiosità e amore. Questo ho sentito.

Nonostante la lettera che avevo scritto fosse molto lunga, ognuno rispettava con sacro silenzio.
Ringrazio ancora Silvio qui perché con un'arte da spettacolo mi ha accompagnata raffinatamente ad arrivare, dove dovevo arrivare, senza bisogno di strappi, forzature o spinte. È stata molto importante la teoria che ha fatto riguardo alla rimozione che ho della mia infanzia, mi ha detto che non potrò ricordare niente finché non riattraverso il dolore, perché uno dimentica quando il vissuto è stato troppo forte.

Quello che ho sentito è stata l'armonia perfetta nel percorrere tutte le note con grazia.

Avere Michela vicina a me che mi toccava, mi ha fatta sentire al sicuro, come se un'altra me, più forte e più distinta, mi sorreggesse con lo stesso amore che io avevo per me stessa, ma che ancora facevo fatica a sentire.


Così ho potuto dire a Roberta tutto il positivo e il negativo che dovevo dirle. È stato bello sentire che anche Mia mi è stata vicina con piacere, e che Viola si è addormentata come se si sentisse più libera di rilassarsi.

Ancora una volta Silvio mi ha detto qualcosa che mi ha illuminata e mi ha permesso di andare ancora un po' più in là nella riconquista di me stessa, di Giada adulta che ancora fa fatica ad emergere perché si confonde col vissuto di sua madre. Ho ricordato la paura che spesso ho, di morire a 32 anni come lei, e questo è l'anno in cui compirò 32 anni. Così ho percepito esattamente cosa era che dovevo dirle. Ho percepito il nodo preciso da sciogliere, lì in quel momento.

IO NON SONO TE, IO NON SONO ROBERTA, IO SONO GIADA, SOLO GIADA, IO VOGLIO VIVERE, NON VOGLIO MORIRE, IO NELLA VITA CI VOGLIO STORIA, NELLA STORIA CI VOGLIO STARE, IO NON SCAPPO, NON SONO TE, IO NON SONO TE!

Queste sono state le urla che ho gridato con tutta me stessa, con tutti i miei codici e con tutta la mia voce, battendo i pugni con forza sul pavimento davanti a mia madre. Fino a sentire la sensazione del parto, come se qualcosa uscisse da dentro di me attraverso tutto il mio corpo.

Michela mi ha accolta tra le sue braccia, quanto le sono grata per la sua accoglienza, non ci sono parole per descriverlo.

Silvio ha accompagnato il tutto con una teoria alla portata di tutti, anche i bambini comprendevano profondamente la sacralità di quello che stava accadendo. Poi Silvio ci ha incoraggiati a spostarci sulla spiaggia per fare un rito di chiusura.


Mentre camminavamo per arrivare al mare, Mia - che spesso si vergogna quando faccio la matta per la strada - sembrava invece fiera e contenta del "casino" che ho fatto nel cimitero. Viola che si era svegliata dal sonno per le mie urla, mi ha detto che le è piaciuto quando ho urlato, anche se ha un pochino pianto.

Siamo arrivati in spiaggia nel momento in cui il sole stava iniziando a tramontare, che splendore!
Mi è piaciuto tanto quello che mi ha detto Michela proprio riguardo al tramonto, che mi stava accompagnando a far tramontare una parte che non mi serve più per risorgere al mattino seguente con una Giada più libera dalla colonizzazione di mia madre e più adulta. E quello che mi ha detto Silvio riguardo agli antenati. Che li ho sempre vissuti come una cosa importante perché, sì, mia madre me li ha trasmessi così, ma che adesso avrei potuto viverli come più veri, più vicini a me in un modo anche più concreto.

Annita mi ha fatto fare un rito molto bello, nel quale ho potuto sancire l'impegno che mi ero presa al cimitero, quello di lasciare la mia parte di sirena al negativo, potendolo proprio lasciare anche fisicamente scrivendo, tagliando, bruciando e seppellendo. Sono molto grata ad Annita perché per me è andata oltre alle sue difficoltà con la sabbia e col cane. Standoci in tutto e per tutto!

Dopo Silvio ha recitato il cantico di "WAKAN TANKA", io l ho ripetuto dietro a lui, ad occhi chiusi davanti al mare. Ho sentito mie quelle parole ed è stato importante dirle davanti agli antenati, al mare, al sole, alle montagne e col vento che soffiava forte tra noi.

Dopo Silvio mi ha invitata a bagnarmi con l'acqua del mare e ad abbandonarmi all'indietro tra le braccia di Francesco e Mia per primi, ma anche di tutti loro. Per poi concludere il rito con una corsa di gioia verso il sole!

Ci siamo incamminati di nuovo verso le macchine e mentre camminavo sentivo che un'altro velo si era tolto, sentivo più vive e più vere le emozioni e la realtà mi sembrava più reale.

 
Ho sentito amore per ognuno in maniera più globale; sentivo amore per Renzo e Mafalda che mi avevano accompagnato con generoso materno e paterno. Sentivo amore per Annita che mi aveva accompagnata camminando incessantemente nonostante i dolori fisici forti che ha. Sentivo amore per Raniero e Daniela che mi avevano accompagnato come fratelli devoti. Sentivo amore per Flavio e Leonardo che mi avevano accompagnato come nipoti affezionati. Sentivo amore per Mia e Viola che nonostante la fatica iniziale avevano attraversato con me il canale del parto, non scappando mai. Sentivo amore per Francesco che al contrario di come aveva detto all'inizio mi ha accompagnato dall'inizio alla fine immergendosi pure lui. Sentivo amore per Kirikú che dava quel tocco di allegria e purezza che solo un cucciolo può avere. 
Sentivo amore per Silvio e Michela, che mi avevano accompagnato come se ci conoscessimo dall'eternità, con generosità, pazienza, dedizione e un'armonia commovente.


Arrivati alle macchine. Abbiamo preso un ultimo spazio di raccoglimento per condividere come ognuno di noi si era vissuto la giornata.

Sono stata molto contenta di sentire che per ognuno fosse stato un giorno sacro, anche per i bambini! Ho sentito vero quello che ha detto Silvio, che non sarebbe andato tutto così se non ci fosse stata la Supervisione il giorno prima ed ho comunicato questo che sento proprio una verità: che se non ci fosse stata la molteplicità che c'è stata, la giornata non sarebbe stata la stessa, se fossimo stati solo io, Silvio e Michela, non sarebbe stato tutto così armonico, ognuno con la sua specificità è stato prezioso. Mi è piaciuta molto la teoria che hanno fatto sia Silvio che Michela, rispetto alla giornata e le prospettive da ora in poi.

Sento che questa giornata ha segnato un passaggio importante in me, ma anche nelle mie figlie e nel Gruppo Toscana.

Grazie a tutti, grazie Silvio e Michela, non mi aspettavo  che mi avreste fatto un così grande dono quando vi ho scelto come accompagnatori al Solstinizio.

Venire con me nella mia terra natale è stato il regalo più bello che potevate farmi ed è stato uno dei giorni più importanti della mia vita, che porterò sempre dentro di me!

 
Vi voglio bene!

Giada,
Sole nascente...

lunedì 29 giugno 2015

Prato (FI), sabato 30 maggio 2015. DUEGIORNI IN TOSCANA. SUPERVISIONE DEL GRUPPO. Primo giorno.

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 Prefettura di Foggia



DUEGIONI IN TOSCANA.
SUPERVISIONE DEL 
GRUPPO "TOSCANA" A PRATO.



Con grande e piacevole stupore il Gruppo "Toscana" ha accolto questa Supervisione, anche perché ne è venuto a conoscenza appena una settimana prima.


Questo infatti è stato un inaspettato quanto magnifico dono/regalo di Michela e Silvio che, con grande generosità e amore per la vita, hanno voluto dedicare il giorno della loro prima venuta in toscana all'accompagnamento del nostro Gruppo, mettendo in campo tutta l'esperienza e la saggezza che li contraddistingue e allo stesso tempo la delicatezza e la dolcezza che solo un padre e una madre sanno trasmettere. Senza però sentirsi al di sopra, anzi con grande umiltà e solidarietà hanno saputo mettersi alla pari, raccontando in dei momenti di teoria anche le loro parti ombra.

Prima di iniziare la Supervisione c’è stata la presentazione delle persone che Silvio e Michela non conoscevano.

I primi a parlare sono stati i componenti della famiglia di Luca che da poco frequentano i Gruppi alla Salute. Infatti si sono presentati Mirco e Federico; hanno raccontato i problemi e i meccanismi che  contraddistinguono la loro famiglia di origine


In seguito c’é stata una breve Fase dei Pensieri per incominciare ad entrare nell’atmosfera e dopo, aver ballato un pensiero musicale di Leo, c’é stata una simpatica esibizione canora di Giada, che ha “reppato” un testo trovato da Mia su un diario scritto da lei circa 10 anni prima.


La Fase dei Pensieri si è conclusa con la canzone "Goccia dopo goccia", che descrive pienamente il significato e il valore di una Supervisione.

Il primo a parlare è stato Renzo che ha manifestato il suo pensiero dicendo ciò che per lui non funziona all’interno del gruppo, indicando come le tensioni tra alcune persone rallentino la crescita del Gruppo, senza farlo decollare. 


Poi la parola è passata a Mafalda che ha raccontato come alcuni atteggiamenti di Annita la riportino al ricordo della madre, sottolineando però come il suo negativo l’abbia aiutata in alcuni passaggi.

In seguito ha parlato Raniero che con il fine di costruire, a diverse persone  del Gruppo, partendo dal positivo ma marcando soprattutto il negativo ha voluto dire loro la sua verità, sottolineando in modo particolare ciò che secondo lui avrebbero dovuto cambiare.

Al termine di quasi tutti gli interventi, per arricchire ed ampliare la visione su ciò che veniva detto dalle persone, ma anche per farle transitare laddove c'è ne fosse bisogno, Silvio e Michela ci hanno regalato delle magnifiche ed illuminanti teorie.


Poi è stato il momento della famiglia di Melania, che dopo essersi raccontata, è stata aiutata da Silvio a riconoscere come i meccanismi che ereditiamo dalle nostre famiglie di origine, inevitabilmente influenzano la nostra vita e i nostri rapporti forti. Alberto cuore grande è stato spinto a scendere più in profondità, cercando di tirar fuori le sue emozioni, mentre a Marco è stato consigliato di instaurare un rapporto più profondo e solidale con la cugina Melania, in modo che lei riesca ad alleggerirsi, e magari senza paura possa finalmente perdersi per poi ritrovarsi.

La supervisione è proseguita con gli interventi di Giada, Daniela, Annita e Carolina, che seguendo sempre la regola del C. A. C. A. R. E., hanno riconosciuto prima il positivo e poi le parti ombra, sia delle singole persone, che del gruppo in generale. 


Infine Silvio e Michela hanno tirato le somme e indicato secondo loro le possibili prospettive, consigliando a Giada e ad Annita che, dopo essersi dedicate con grande amore e dedizione alla Crescita di questo Gruppo, sarebbe stato più opportuno se si fossero sollevate da tutti gli incarichi/impegni, lasciando spazio e quindi il vertice della Treccia di Berenice ai tre uomini emergenti del gruppo, Renzo, Marco e Raniero, così che anche loro possano sperimentarsi, crescere e tirar fuori il maschile, riconoscendo in Raniero il referente principale del gruppo.

Un abbraccio al maschile da
Renzo, Marco e Raniero

mercoledì 24 giugno 2015

Troia (FG), mercoledì 24 giugno 2015. COMUNICATO STAMPA DELLA FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS. Via alla VII^ edizione del Progetto "Rainbow"!

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Prefettura di Foggia




COMUNICATO STAMPA
DEL 24 GIUGNO 2014.



AL VIA LA VII^ EDIZIONE
DEL PROGETTO “RAINBOW”:
UNA CONVIVENZA INTENSIVA
PER COSIDDETTI PSICOTICI
E PER LE NOSTRE PARTI
“PSICOTICHE”.




Dal 28 giugno all'11 luglio 2015 a Celle di San Vito (FG) si svolgerà la settima edizione del Progetto “Rainbow”, una sperimentazione avanzata nel campo del trattamento del disagio psichico e non, con la partecipazione di persone provenienti da tutto il territorio nazionale.


Da oltre 40 anni il Metodo alla Salute e il Progetto Nuova Specie, di cui la Fondazione Nuova Specie onlus è rappresentante, hanno messo a punto e collaudato una primizia nel campo del cosiddetto "disagio psicotico": un trattamento che non prevede l’utilizzo di psicofarmaci e sostanze sostituive, ma si avvale di dinamiche di gruppi e metastoriche che coinvolgono anche il corpo e le emozioni.

Nell’ambito della sperimentazione “Oltre le colonne d’Ercole”, sono stati messi a punto una serie di progetti sperimentali di crescita per cosiddetti "psicotici" (“Ti ricovero a casa mia”, “Faama”, “Rainbow”) che partono dalla convinzione, appunto, che sia possibile andare oltre le Colonne d’Ercole” convenzionalmente fissate dalla psichiatria dominante. L’interpretazione e il trattamento adottati dalla psichiatria farmacologica risultano essere, infatti, una specie di “Colonne d’Ercole” oltre le quali non è possibile intravedere nessun’altra terra o punto di vista, inquadrando queste forme di disagio in prospettive croniche e senza possibilità di cambiamento.

Alla sua settima edizione, il Progetto “Rainbow” rappresenta una interessante sperimentazione intensiva sul campo, della durata di due settimane, in cui convivono situazioni cosiddette "psicotiche" e situazioni asintomatiche, in quanto ogni individuo, anche se non presenta un sintomo evidente, ha dentro di sé parti “psicotiche” che vanno elaborate e messe in dinamica, anche grazie al confronto-scambio con gli altri partecipanti, coinvolgendo tutti e tre i codici della vita personali.

Il Progetto, che si svolgerà in questo inizio di estate, ha come TEMA: “DALLE PROPRIE CELLE PUKIZZATE AI COLORI-CALORE DEL PROPRIO P. U. M. 
Partendo dal Graal P. U. T., i Rainbownauti attraversaranno i quattro codici della vita e faranno l'esperienza del codice ontologico, bio-organico, analogico e simbolico, cercando di creare un filo conduttore stabile (metastorico) che li lega e che fa vivere ogni essere umano in armonia.
 

Tali innovative metodologie si avvalgono del nuovo punto di vista messo a punto dal Dr. Mariano Loiacono (la Epistemologia globale e il Quadrimensionalismo) che fornisce griglie di analisi e di supervisione delle dinamiche in atto per la durata di tutto il progetto. Sono previsti inoltre, durante la convivenza, incontri di bilancio periodici condotti dal Dott. Cristian Ceglie, delegato della Fondazione Nuova Specie ONLUS, e dalla Segretaria dell'Ass.ne alla Salute ONLUS Marche Nicoletta Pennella.

Il Progetto si svolgerà in Puglia, nel borgo di Celle di San Vito (“Cèlle de Sant Uite” in lingua francoprovenzale), il paese più piccolo della Puglia con poco più di 100 abitanti effettivi. Il paese si caratterizza per l’uso della lingua francoprovenzale, attestata dal 1566, ma probabilmente risalente alle incursioni angioine in Italia meridionale dal XIII° secolo. L'impiego del francoprovenzale è stato di gran lunga prevalente sino al primo Novecento e sino agli anni '80 vi erano alcuni abitanti monolingui. Oggi, gli abitanti del luogo conoscono anche il dialetto pugliese di tipo foggiano, oltre che la lingua italiana. Dal 1999 lo Stato riconosce ufficialmente e tutela la minoranza linguistica francoprovenzale di Celle e Faeto.

A conclusione del progetto, sabato 11 luglio, vi sarà un incontro-bilancio finale aperto a tutti i familiari e alle persone interessate, che si svolgerà nella sala convegni della struttura che ci accoglie.

L’evento è co-organizzato dall’Associazione ONLUS “Alla Salute” di Foggia che promuove il “Metodo alla Salute” nel territorio foggiano.

Il progetto avrà inizio ufficiale alle ore 16:00 di domenica 28 giugno 2015.
Per info:
339-5699156
(Lucia T.)